Recensioni

7.3

Gli Hot Chip sono uno di quei gruppi che avrebbero potuto diventare un classico, ma per qualche incomprensibile ragione sono sempre rimasti a cavallo fra underground e culto, senza mai sfondare sul serio, se non in Inghilterra. La loro proposta ha preso le mosse dal soul e dal rock di Canterbury per poi contaminarsi con le sonorità da club che negli anni hanno continuato a influenzare positivamente i loro brani. Se volessimo posizionarli nel lunghissimo spettro delle proposte da ballo, sarebbero vicini alle sciccherie dei GusGus passando per i migliori esiti di Róisín Murphy, come pure per qualche gruppo post disco-punk-funk come gli Horrors o qualche zona calda di Four Tet, chiudendo con inevitabili citazioni alla DFA di LCD Soundsystem e affini.

L’accostamento adult alla pista da ballo già avvertito nel precedente Why Make Sense? si fa più presente in questo settimo A Bath Full Of Ecstacy, non a caso prodotto da Philippe Zdar Cerboneschi (Cassius, Phoenix) e Rodaidh McDonald, lo scozzese che ha collaborato con The XX, David Byrne e Sampha, tra gli altri. Il disco nasce da una collaborazione fra Alexis Taylor e Joe Goddard con Katy Perry per l’album della cantante Witness del 2017, che ha avuto come esito Into Me You See. Durante le registrazioni, i Nostri portano a casa due canzoni (Spell e Echo), incluse in questo album. Le altre sono state composte insieme ai rimanenti componenti del gruppo, un combo che ormai si configura come una band di amici alle prese con la paternità o con i primi sentori della cosiddetta mid-age (40 o giù di lì). Il titolo si riferisce quindi sia a uno stato di positività sia al consumo di microdosi di funghetti allucinogeni (come consiglia il guru à la page dell’alimentazione mondiale Michael Pollan nel suo How to Change Your Mind: What the New Science of Psychedelics Teaches Us About Consciousness, Dying, Addiction, Depression, and Transcendence uscito nel 2018) che i “ragazzi” hanno assunto in sede di registrazione. E proprio questa dimensione di sballo controllato misto a sano divertimento pop si percepisce in tutte le canzoni.

Prendete ad esempio il basso slappato e il vocoder in Spell, che ricordano una magia rétro Settanta tagliata con stile contemporaneo (qualcuno ha detto RAM?), o le tinte morbide della ballad che dà il nome al disco, vicina al soul rock più classico (vedi l’assolo prog finale) con qualche aggiustamento uptempo e svisate effettistiche sulla voce, le tastierone stop and go con effetti caramellosi che fanno il verso alla leggerezza pop del testo («I only want to be an echo of your beauty») per discotechine anni ’80 (Echo). Ancora, il singolo Hungry Child, su cui Alexis Taylor si inserisce perfettamente nella ritmica house con crescendo e attese misurate al centesimo di secondo viaggiando in stellar disco, e poi nel bridge di Positive ecco la rivelazione: la voce ricorda – anzi è uguale – a quella dei Pet Shop Boys.

Auguriamo agli Hot Chip di prendere il posto dell’iconico duo nei cuori dei fan della pop disco, se lo meriterebbero a questo punto, ma pur con tutta la positività che trasmette «questa vasca da bagno piena di ecstacy» non ci illudiamo che accada. Per un istante però, dimentichiamoci tutto («Leave your past behind»), immaginiamoli Re e tuffiamoci in queste canzoni, che sono come immensi mari estivi, scritti e prodotti divinamente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette