• mag
    18
    2015

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Domino

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Dopo qualche caduta di stile, che sembrava aver definitivamente eclissato i fasti di The Warning, gli Hot Chip ritornano con un nuovo lavoro eccellente. Why Make Sense? riesce a elaborare il soul, le tastierine e i synth di scuola DFA dei loro esordi con un sentire più adult, che gioca con rimandi al vocoderismo di Giorgio Moroder (Huarache Lights), all’inevitabile presenza di Robert Wyatt (White Wine and Fried Chicken, So Much Further To Go) – nume tutelare che i Nostri avevano già omaggiato in un precedente EP – e ad altri ingredienti che rinfrescano la proposta del quintetto.

In particolare, il bello viene quando si usano tocchi nostalgici che chiamano in causa il nord della soft disco dei Röyksopp: Dark Night e Cry For You potrebbero stare benissimo in una colonna sonora di Drive o di un film maliconico di Wes Anderson, roba da discotechina con colori pastello fumè anni Settanta. E poi si prosegue con l’irresistibile funk elettrico di Easy To Get e di Love Is The Future, le ottime tirate disco 2000 di Need You Now e di Huarache Lights, e con le visioni Animal Collective della titletrack.

Gli Hot Chip riescono finalmente a costruire un disco che si ascolta dall’inizio alla fine, che suona bene, con un tiro preciso, squadrato, senza buchi o momenti skippabili. Dieci tracce a livelli alti, mixate con l’aiuto di David Wrench (FKA Twigs, Caribou) e Jimmy Douglass (Timbaland, Aaliyah), che riescono a tirare le somme del decennio 2000-2010 senza risultare fuori tempo massimo, perché piene di arrangiamenti interessanti e di idee che spaziano su mondi diversi. Non solo synth-rock, quindi, ma anche tanto funk (senza però quell’ingrombrante prefisso punk- davanti) e tanto soul. Da fischiettare, mandare a memoria, ballare e far suonare in sottofondo. Uno dei dischi dell’anno per chi scrive.

13 Maggio 2015
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