Recensioni

7.2

Fanno dream-pop, vengono da Washington e hanno pubblicato un secondo album che merita attenzione: Builder porta con sé l’idea di costruzione ed è proprio un lento assemblamento di personalità che dà vita alla complessa identità degli Humble Fire. Si prendano le sperimentazioni dei Radiohead, semplificate e ri-codificate in un indie-rock che non disdegna il pop e una vocalità vicina al timbro di Cyndi Lauper ed ecco parte del fascino di questa band a stelle e strisce.

Fine Line è costruita sulle ceneri del rock: riff chiaroscuri e un basso inquieto godono della libertà che nell’ambientale Taliesin, tra vocalizzi e pulsazioni elettroniche, veniva loro negata. Se la title-track ci riporta alle sensazioni barocche degli Slowdive, rese qui minimali e inclini alle sirene post-rock, Kinship conferma che negli ultimi dodici mesi gruppi interessanti, con una forte matrice rock e con frontwoman piene di carisma, stanno proliferando, consegnandoci album degni di nota: il brano in questione è la Priestess (Pumarosa) o la Shake Off (Wildhart) degli Humble Fire, potente e oscura ma con un ritornello ipnotico.

Molto bene, davvero. Se qualcuno ci avesse offerto una ventata di freschezza così affascinante in questa torrida estate, non ci avremmo creduto. Per fortuna l’Oceano ha fatto il suo e ha trasportato il sound di un gruppo da tener d’occhio ma già pronto a dire la sua.

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