Recensioni

6.4

Il dolore è parte integrante della vita. Nell’arte, questa dimensione emotiva spesso è l’incentivo per partorire opere sofferte ma ispirate. Senza andare troppo indietro nel tempo, già nel 2007 gli Editors avevano scritto And End Has A Start in seguito all’uccisione di un loro amico; gli Imaginary People in October Alice si trovano a tradurre in musica la stessa tragica esperienza del quartetto di Birmingham.

La tensione che pervade le undici canzoni del quartetto newyorkese viene razionalizzata in un post-punk su cui s’inerpicano un rock dai tratti epici e momenti oscuri cari ai Boxer RebellionMr Hesitance racchiude con gusto barocco queste direttive sonore, che possono prendere diverse direzioni: dalle sincopi ritmiche di Seven Days e dalle atmosfere della Factory, alla spigolosità di Fresh Kill e alla triste tenerezza di Magdalena. Proprio come nel secondo disco degli Editors, in October Alice l’ambizione di un sound rapsodico in stile U2 si mescola con la fuliggine dell’abisso sonoro degli Interpol e con l’energia di Bruce Springsteen.

Quello che ad oggi è il miglior capitolo degli Imaginary People, è anche un album intenso e affascinante. Il rock decadente dei newyorkesi è la veste stracciata di un’urgenza creativa sincera che a tratti, però, risulta opaca.

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