Recensioni

Dalla dubstep alla footwork e alla jungle, passando per le varie sfumature e declinazioni del bass sound (giusto per stare un po’ larghi con i confini di genere), Alan Myson, da due lustri a questa parte, ha sempre cavalcato le tendenze più fresche del sottobosco elettronico non anticipandole mai, piuttosto inseguendole senza troppo ansia. Non fa eccezione quest’ultimo Hollowed, che prosegue lungo la strada ambientale del precedente EP Mega City Industry allontanandolo dai ritmi e spingendolo nella direzione di un sound che sa di personale take sull’elettronica organica analog-digitale che va per la maggiore ora (da Arca all’ennesima ondata di feticisti dei modulari).
L’approccio è diventato così minimalistico-massimalista, con aperture chamber e incursioni sci-fi non nostalgiche (vedi Hopkins), mentre la strategia applicata per inserirsi nel trasversale filone è stata quella di acquistare una chitarra (sempre desiderata ma mai comprata all’inizio della carriera) per inseguire le produzioni elettroniche. Con la sei corde in mano Myson non diventa certo Fennesz, ma aggiunge ai synth analogici e saturi del recente passato personali sfumature timbriche a un sound che rimane comunque sempre elettronico, e che diventa la sua porta d’ingresso all’IDM revival del 2016, o presunto tale. Certo l’IDM non è mai andata via, proprio come la jungle (vedi sempre il precedente lavoro) o la trance (vedi la sua Universal Deacy e tutte le speculazioni dello scorso anno sul suo ritorno, il pezzo di Kowton e l’icona che è diventata in UK Lorenzo Senni in questo senso), e Ital Tek a farne di sua, proprio come si è detto tante volte in passato, è uno che il temino lo sa svolgere anche piuttosto bene con tutto quel che serve.
Detto questo, Hollowed è un lavoro senza nulla di davvero diyin for. Le tracce emozionali non mancano – vedi la jonhopkinsiana con arpeggiatore Jenova – ma c’è poco oltre la tecnica che faccia pensare a qualcosa di davvero immersivo. Ital Tek è più bravo nei ritmi, e così l’unica traccia che spinge sul riff e le 808 (con il saturo riff electro in primo piano) è un buon bordone di hip hop, electro e dubstep. Myson ha lavorato bene sui suoni nel suo nuovo studio inaugurato nel 2014 e si sente piuttosto chiaramente la dichiarata influenza della terza sinfonia di Henryk Gorecki. Ma da lì a comporre qualcosa di memorabile ce ne passa.
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