• Ago
    03
    2015

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Ufa Muzak, Sulphur Flowers

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Uscito ad agosto e prodotto dalle russe Ufa Muzak e Sulphur Flowers – la prima, storica label martial industrial che annovera tra le sue fila, oltre alle prime uscite dei qui presenti TSIDMZ e J Orphic, progetti come Heiliges Licht, Truart, Spreu Und Weizen, Sinweldi, Bloodsoil e molti altri; la seconda, neonata ma molto promettente nelle sue poche uscite – Unsere Weltasnchauung (letteralmente “la nostra visione del mondo”) mette in chiaro sin dal titolo le sue intenzioni, funzionando come un manifesto intellettuale volto a mettere in luce tre differenti approcci stilistici e concettuali al genere di tre validi act contemporanei, i nostrani TSIDMZ e J Orphic, e l’americano Epoch. La triade, unita sotto un’aura di elitarismo guerrafondaio ben evidenziato nell’artwork del libretto – avvolto da un polveroso quanto solenne immaginario fatto di fiere Vittorie portatrici di alloro e da nerboruti figuri granitici, assieme a riferimenti al movimento politico futurista di Marinetti – riesce comunque a tenere ben distinte le sue parti, suddivise in tre diversi “tempi” da quattro tracce.

Ad aprire sono le quattro proposte del milanese Marco de Marco e del suo progetto J Orphic, che sceglie un approccio solenne ed allo stesso tempo minacciosamente orchestrale fatto di overture che viaggiano su tensioni di archi ed ottoni, ed arzigogoli di fiati (la intro Rome Caput Mondi), parole di Charles De Gaule recitate dalla voce femminile di Vanessa Brivet su esplosioni orchestrali e corali (Levied France), oscuri battiti marzial-elettronici mescolati a pugnalate di archi e voci meccanicamente roche e solenni (Nerone), per poi concludere la sua proposta con la lunga suite di When We Were In Austria Before The First War, con le solite sferzate minacciose di archi in apertura illuminate da inserti corali e conclusive stasi. La solenne violenza ritmata che caratterizza il contributo di De Marco a questo lavoro.

Più diretto e ritmicamente industrial il lascito di Epoch, al secolo Ken Holewczynski, tornato in auge negli ultimi anni con nuovi lavori dopo alcune produzioni risalenti agli anni ’90. Il sound dell’act americano si concentra sulla creazione di ritmati tappeti percussivi, ai quali si avvolgono campionamenti parlati, intelligentemente gestiti per portare avanti luminosi synth emozionali (Divide And Conquer) o oscure tensioni vorticose dal sapore quasi wave (Profits Of A New Order). Si continua poi su atmosfere più pacate di piano e synth in War Itself – che non può che sfociare verso marzialismi techno – e si termina con dure mitragliate techno-industrial ben legate agli urli ritmati della folla campionata in Imperialismus.

A conclusione troviamo il terzo tassello, Solimano Mutti ed il suo progetto TSIDMZ, poliedrico progetto che continua a distinguersi per sperimentazioni sonore che vanno a sondare territori al di fuori dell’ambito marziale – come nelle psichedeliche nenie orientaleggianti di Agarthi o nella lunga sfilza di campionamenti tratti da discorsi di Che Guevara, Evita Peron e Salvador Allende nella conclusiva L’Estetica Del Socialismo – pur mantenendo tensioni ritmate che trasportano visionari soliloqui liturgici, lontani svolazzi di archi e fiati (Visio Dei) e tonanti atmosfere elettrostatiche (Democrazia, che vede anche la partecipazione di Valerio Orlandini).

Lavoro decisamente riuscito in ognuna delle sue tre parti, consigliato sia a chi segue da tempo i progetti in esso presenti, sia a chi voglia approcciarsi in una volta sola a tre grandi nomi del panorama marziale contemporaneo, ognuno con le sue caratteristiche distintive qui ben delineate e messe in luce senza che cozzino l’una con l’altra.

29 Settembre 2015
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