Recensioni

6.2

Jacques Greene debutta finalmente sulla lunga distanza dopo numerosi EP e singoli rilasciati su varie etichette (LuckyMe, 3024 e Vase, quest’ultima di sua proprietà), che tracciavano la fervida ricerca di una dance pastellata e sentimentale. Il producer di Montreal sintetizza con Feel Infinite i diversi campi d’indagine esplorati finora, tra Uk garage, quell’r’n’b soprattutto femminile da cui spolpa sample ammalianti e sexy, senza lasciarsi alle spalle fascinazioni care ai rave party – espresse soprattutto nei bassi filanti – delle campagne sperdute, post-dubstep e house declinata deep ma anche soulful (Feel). Il tutto con quel taglio pulito e sgrassato di chi davvero non può fare a meno di rimarcare le fiere origini nordiche.

Se le premesse sono invitanti, purtroppo tocca ammettere che Greene mette troppa carne al fuoco, tralasciando colpevolmente la focalizzazione sull’obiettivo, e concludendo la faccenda con un’opera sì variegata, ma confusa. Ad essere cattivi, Feel Infinite rappresenta la versione più snob degli ultimi Disclosure (Afterglow), quelli – purtroppo – dal groove scontato e le trame scialbe, ma al contrario dei fratelli Lawrence al Nostro manca quell’attitudine un po’ ruspante che a giochi fatti fa la differenza. Certo è interessante il tentativo di lavorare in quella zona d’ombra tra Mano Le Tough, George Fitzgerald e Talaboman (Dundas Collapse, You See all My Life), ma quella ricerca di sentimento così esasperata finisce per defluire in una pop-house in zona DFA (You Can’t Deny) troppo piena di paillette per i clubber più sinceri, isolandosi colpevolmente dal contesto dancefloor che lo stesso Greene si era promesso di raccontare – nel bene e nel male – con questo disco. Una formula già affrontata in lungo e in largo da altri.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette