Disclosure (UK)

Biografia

Di apparentemente predestinati bambini prodigio, il mondo dell’elettronica è da sempre pieno, e grazie al mutante contesto produttivo attuale (e futuro), questa tendenza è in crescita continua; giusto per spendere un po’ di nomi, chi più chi meno attuale, basti pensare ad Happa o ad XXYYXX. Da questa schiera di giovani(ssimi) producer emersa a cavallo del decennio, il nome Disclosure è quello che si è delineato più nitidamente anche a livello di impatto puramente numerico: con le prime pubblicazioni ufficiali diffuse all’ancora tenera età rispettivamente di 19 e 16 anni, i due fratellini Guy e Howard Lawrence hanno da subito destato un forse prevenuto ma inevitabile scetticismo dovuto alla precocità anagrafica, bilanciato dallo stupore dettato dall’indiscutibile perfezione tecnica e formale della loro produzione (il che, potremmo aggiungere con una punta di malizia, forse non ha fatto altro che aumentare ulteriormente le perplessità). Motivo fondante alla base dell’enorme successo di pubblico e del parallelo plauso anche della critica che il fenomeno Disclosure è riuscito a creare è stato anche (e forse soprattutto) il sapersi inserire alla perfezione nell’attualità del proprio peculiare momento storico: il duo si è collocato da subito in una bilanciata via ibrida tra i fermenti revivalisti garage (un dicotomico “fresco” ritorno alle origini per la comunità dubstep arrivata ormai ad un punto di stasi e deflusso) che attraversavano la scena UK nei primissimi anni ’10 e il contemporaneo fiorire (con SBTRKT, James Blake e compagnia) dell’ondata electro-r&b volgarmente detta post-dubstep (a tal proposito, potete leggere il nostro speciale), ammantando il tutto con una luccicante e, a conti fatti, molto efficace patina pop.

UK garage e house chicagoana, dunque, enfant prodige e collaborazioni altisonanti, pop ben confezionato e un’elettronica talmente impeccabile da risultare spesso eccessivamente patinata: tante sono le chiavi di lettura possibili per analizzare il complesso fenomeno Disclosure, che tra luci e ombre rimane comunque fondamentale per comprendere alcune delle tante vie percorse dall’elettronica di questi ultimi anni. Il primo episodio dei consanguinei teen producers è la modaiola coppia di singoli Offline Dexterity e Street Light Chronicle pubblicata il 29 agosto 2010 via Moshi Moshi Records: una 2-step garage tirata a lucido e impreziosita da eteree vocine vagamente r&b che danno al tutto un tocco molto cool ma furbamente intimo, quasi un Burial lavato, ripulito e fatto bello per il club. L’anno seguente arrivano altri due singoli: Carnival e I Love…That You Know presentano già una maggiore personalità, mantenendo la (un po’ plasticosa) soulness del tandem precedente, ma giocando anche su nervosismi ritmici più interessanti e radicalmente inglesi.

La strada verso il preciso sound Disclosure viene tracciata e iniziata a percorrere con il successivo The Face EP, rilasciato a giugno 2012: tra morbidi vocalizzi astutamente r&b (SBTRKT impazza) e distese fusioni di garage e house, l’atmosfera si fa sempre più cool, chill e laccata, senza però mai dimenticare una diffusa eleganza pop che riesce, non senza una certa classe, a profumare l’occhio perennemente strizzato alle mode del momento con una consapevole raffinatezza da fuoriclasse.

La coppia di singoli Tenderly/Flow (2013) finisce la preparazione di un tanto studiato quanto riuscito humus in cui seminare e far crescere l’esordio in LP dell’ormai lanciatissimo duo: Settle arriva al momento giusto e con perfezione chirurgica (con la coppia di fratelli ormai chiacchieratissima), riuscendo tuttavia a non risultare “over-hyped”, apprezzato dagli hipster più elettrofili e accettato dagli ascoltatori di UK garage e house più radicali come un prodotto pop di qualità; l’album è un successo su tutti i fronti, spinto dal pubblico e incensato un po’ da tutta la critica. Entusiasta anche il nostro Dario Moroldo, che nella sua recensione ne evidenzia attentamente tanto l’indiscutibile bontà qualitativa quanto l’assoluta non-innovatività della proposta, in quanto «la formula musicale usata dal duo è in realtà molto semplice e fondamentalmente si traduce in una perfetta fusione tra l’euforia timbrica tipica del 2-step con il feeling strutturale della deep-house in salsa Defected / Strictly Rhythm. Le bassline e lo swing delle tracce sono sempre orgogliosamente UK ma ogni scusa è buona per tributare l’enfasi clubbistica chicagoana».

Un ruolo fondamentale nell’esordio sulla lunga distanza nel duo (elemento che sarà perseguito ed esasperato nel secondo Caracal) è il florilegio di ospitate e featuring, con Sam Smith, AlunaGeorge, Ed MacFarlane, Sasha Keable, Eliza Doolittle, Jamie Woon, Jesse Ware (già remixata dai due per Running) e London Grammar: tutti sembrano volere i Disclosure (e, potremmo aggiungere con un po’ di cattiveria, i Disclosure sembrano volere proprio tutti).

Smaltito il bagno di consensi per Settle arrivano impeccabili i singoli Apollo (2014) e Bang That (2015) a titillare le attese e a mostrare un marchio ormai affermato e sempre sul pezzo. Il secondo LP Caracal non si fa attendere troppo e viene pubblicato il 25 settembre 2015, accompagnato da uno short movie sci-fi e introdotto da un tappeto rosso di hype in gran parte alimentato dalle sempre più altisonanti ospitate presenti: con The Weeknd, Sam Smith, Lorde, Miguel, Gregory Porter, Lion Babe, Kwabs, Nao e Jordan Rakei, i due fratellini sembrano giocare alla collezione di figurine, regalandosi ulteriore lustro e regalandone a loro volta, in un do ut des collaborativo che finisce per risultare quasi il principale motivo di interesse del disco. Da un punto di vista musicale cambiano le coordinate ma non la sostanza: in gran parte eliminate le scorie 2-step e avvolto il tutto in una modaiola ma forse già fuori tempo massimo patina soul-r&b, si rallenta e si cambia per non cambiare affatto, dando vita ad «un po(l)pettone squisitamente (anche troppo) confezionato» che si fa ascoltare molto volentieri ma non crediamo si farà ricordare per troppo tempo (dalla recensione del nostro Luca Roncoroni).

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