George FitzGerald (UK)

Biografia

Attivo dalla fine degli anni Zero con la serata londinese Man Make Music (poi trasformatasi in etichetta discografica), ed ora residente a Berlino, George Fitzgerald è stato fin da subito uno dei pupilli della scuderia di Will Saul (con la sua Aus Music) e Scuba (Hotflush), oltre a rappresentare uno degli enfant prodige del dancefloor europeo (vedi anche Brackles, Midland, Dusky, Bicep, Julio Bashmore) all’interno di un ampio e rinnovato interesse per la UK Garage / 2 Step – e house in genere – mirato anche all’ascolto extra club (leggi Future Garage con FaltyDl e molti altri).

Fin dal primo 12” The Let Down / Weakness pubblicato sull’etichetta di Paul Rose, lo stile del producer segue la scia delle incursioni à la Maurizio e in generale Basic Channel del dubstep – già sperimentate da Martyn, Scuba e da un ampio giro di lungimiranti producer – incanalandole via via nella tradizione house britannica con tocchi di déjà vu e senza mai negarsi crossover di classe. Dopo un iniziale interesse per queste fascinazioni (Weakness, l’edit di SCB di Don’t You, Silhouette, Friends Of High Places) su battute spezzate (Hearts / Fernweh, Shackled), tenendosi sempre alla larga dalle produzioni tech-house di massa e seguendo il percorso tracciato da Joy Orbison, sarà su questo terreno che si giocherà il grosso delle sue produzioni per il dancefloor della prima metà degli anni ’10, area che vedrà sia un ritorno prepotente della garage (vedi Disclosure, Bicep e tracce in scia come il Child EP e Needs You) sia un rilancio dell’house nelle chart internazionali, con una naturale deriva pop annessa e connessa (Magnetic / Bad Aura).

A guardare al pop sono dunque le sue produzioni su Double Six (Magnetic / Bad Aura) e Domino (I Can Tell (By The Way You Move)), che rappresentano l’anticamera del debutto sulla lunga distanza, Fading Love. Il disco, pubblicato il 27 aprile 2015, imboccando la strada di una moody pop house, esplora un lato basato sulla canzone e uno sull’atmosfera (e dunque con i synth protagonisti). «[Sulla scia di] Jamie XX ma anche Dan Snaith e Four Tet…  …arriviamo ad un album post-Disclosure e post-Gorgon City che già dal titolo, “amore che svanisce”, lascia presagire una tracklist argodolce quando non dolce amara», scriviamo in sede di recensione.

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