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Per noi italiani è difficile inquadrare Jarvis Cocker. Non c’è un equivalente nel nostro panorama musicale, nessun artista che per un periodo sia stato nell’occhio del ciclone con una band cult – parliamo dell’ondata brit pop e dei Pulp – e poi sia rimasto nel cuore di fan e ascoltatori attraverso album solisti, programmi radio, l’attivismo – in particolare contro la Brexit – e persino pamphlet.

Suona del tutto naturale, invece, questo Beyond the Pale, sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale. A partire dalla sua genesi. Il progetto nasceva qualche anno fa con l’intento di mettere su un ensemble – denominato appunto Jarv Is… –  che suonasse dal vivo alcuni brani che non sarebbero mai stati incisi in studio. Canzoni ad ampio raggio sonoro costruite attorno all’abile penna di Cocker. Sarebbe stato un peccato non fermare nel tempo questo momento così ispirato, un affronto per l’artista di Sheffield ridurlo a qualcosa di convenzionale.

Nasce così un “alive album”: un disco registrato live e sistemato successivamente in studio grazie anche all’apporto dei fan, il cui scambio di opinioni su qualsiasi tematica col pirotecnico Jarvis è all’ordine del giorno. È per questo motivo che Beyond the Pale suona luminoso e illuminato. C’è creatività messa a servizio di una notevole gamma di suggestioni.

Da un lato la fredda elettronica ovattata di Save The Whale, dall’altra Children Of The Echo registrata al Primavera Sound, rendono molto bene lo spirito di un album capace di spiazzare, come in Sometimes I Am Pharoah che chiama in causa addirittura di Throbbing Gristle. Le parole dell’occhialuto britannico spaziano nel tempo; ricordano i bei tempi dei vhs, trattano di claustrofobia e ballerini incapaci con lo stesso wit accattivante e affascinante.

Sarebbe un errore considerare Beyond the Pale attraverso i suoi predecessori, si tratta più che altro di un’intuitiva necessità fattasi disco. Solo così i suoi sette brani possono assumere un valore più profondo. Ma con Jarvis Cocker tutto questo non è necessario: quando un autore scrive belle canzoni tutto il resto viene messo in secondo piano.

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