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7.7

Both Directions at Once: The Lost Album è uscito a fine giugno ed è stato capace di finire nella top 20 britannica assieme ai nuovi dischi di artisti come Florence & The Machine, Drake, Gorillaz o ai redivivi Guns & Roses di Appetite For Destruction. Ne converrete, è piuttosto insolito per un album di jazz “classico”, anche se si parla di John Coltrane. In effetti però il qui presente lavoro è di quelli importanti, e di sicuro solleticherà il palato degli appassionati – ci sembra di vederlo il buon Kamasi Washington, mentre prende appunti su un bloc notes ascoltando Untitled Original 11386 (Take 1): una storica all star band – oltre a Coltrane al sax, ci sono McCoy Tyner al pianoforte, Jimmy Garrison al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria – impegnata in una session di registrazione ai Rudy Van Gelder Studios risalente al marzo 1963 e che avrebbe dovuto generare, a quanto pare, un album vero e proprio. Invece quelle registrazioni sono andate perse, e l’unica copia esistente è quella che lo stesso Coltrane trattenne per sé – ritrovata dalla prima moglie del musicista, Naima – e da cui Impulse! ha ricavato questo CD.

Nel momento in cui vengono registrate le tracce comprese in scaletta il musicista è una gallina dalle uova d’oro, con un My Favourite Things che nel 1961 ha sbancato presso il grande pubblico, ma anche un Thelonious Monk With John Coltrane dello stesso anno capace di certificare una collaborazione che influirà molto sulla crescita artistica del sassofonista americano. Nel 1963 poi usciranno, tra gli altri, anche titoli come Impressions e Duke Ellington & John Coltrane, a sottolineare uno status ormai raggiunto di artista di primo piano ma anche un percorso musicale costantemente in divenire e in procinto di evolvere verso un mix di spiritualità, Africa e astrattismo in odore di free jazz. Per il monumentale e rivoluzionario A Love Supreme si dovrà aspettare fino al 1965, ma le “both directions” del titolo in questo album si possono già ben cogliere, con un Coltrane che non ha paura di strizzare il suo sax verso i toni libertini di un hard bop già dissonante e riflessivo ma non ancora free, e al tempo stesso swingare in piena tradizione be-bop.

È impressionante la fluidità che emerge, ad esempio, dall’inedito Untitled Original 11383 (Take 1), un flusso sonoro tecnico e articolato ma anche estremamente naturale nel suo svolgimento, figlio di una formazione che gioca a memoria e perfettamente a suo agio (con tanto di svisata d’archetto al contrabbasso) tra le mille rifrazioni modali degli assolo. E poi una Untitled Original 11386 (Take 1) che invece chiarisce per quale motivo questa formazione sia stata una delle migliori mai partorite dal jazz, grazie a un sunto ammirevole di escursione dinamica, sincopati a scapicollo ed esplorazione armonica degna del miglior Monk (replicata anche nella lenta ma tutt’altro che banale Slow Blues). In tracklist, nell’edizione da un solo CD (la deluxe edition ne conta due, con molte take alternative) rientrano anche i brani Nature Boy, Vilia (Take 3), Impressions (Take 3) e una conclusiva One Up, One Down (Take 1) devastante per la velocità e la precisione di una sezione ritmica che lascia davvero senza fiato. Disco splendido, da avere o almeno da provare senza remore, anche se non siete avvezzi alla poetica di “Trane”. Tutto il resto è materia per i libri di Storia.

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