Recensioni

Il 2013 è stato sicuramente l’anno della ribalta di Jon Hopkins. Dopo alcune pubblicazioni che ne avevano fatto intravedere l’immenso talento, purtroppo senza mai centrare davvero il bersaglio, l’uscita di Immunity ha fatto da crocevia per l’intera carriera del producer londinese. A un anno di distanza dall’uscita del disco, Hopkins ha deciso di rintanarsi in Islanda, nel paese di Mosfellsbær, a poco meno di venti chilometri da Reykjavík, per ritornare sul prezioso materiale e fornirne una nuova versione, denominata Asleep Version. E con un titolo così, tanto basta.
Hopkins si ributta a capofitto nel suo passato, quello delle lezioni del suo padre putativo, Brian Eno. Le quattro tracce giocano infatti su cifre stilistiche ambient, che nonostante la parentesi ad ampio raggio di Immunity, resta sempre e comunque il grande amore del britannico. Questi sono esercizi in pura sottrazione, la polpa dancey viene fatta a pezzi, lasciando a nudo lo scheletro dei pezzi nella loro totalità sognante. Al contrario della title track originale, Immunity e il suo malinconico pianofote vedono un King Creosote protagonista assoluto che ricorda il Thom Yorke più meditativo.
Il producer lavora fibre e tessuti con forbice e mano da artigiano di gran classe, rimanda indietro la cassetta piegando voci e atmosfere (Breath This Air) smantellando ritmi e percussioni (al massimo qualche beat immerso nel tranquillante), allunga quel tanto che basta i tempi degli originali e li sfuma come il migliore Luke Abbott (Open Eye Signal) e ribalta sul piano gli originali con gusto e mestiere: questa nuova versione di Form By Firelight è di una bellezza abbacinante, non c’è molto altro da dire.
Venticinque minuti da ascoltare a mente sgombra, gustandosi per bene le nuove raffinate gesta di un Hopkins ancora una volta abilissimo nel calibrare sensazioni e portatore sano tanto di eleganza quanto di una luminosa leggerezza.
Amazon
