Recensioni

7.2

Un “viaggio psichedelico ipnagogico nel sud del mondo e ritorno” lo definisce la press e, cosa che non succede spesso, centra esattamente la questione. Kaouenn è la sigla dietro cui si cela Nicola Amici, più volte passato su queste pagine in relazione alle Marche marce e ai mille rivoli che le musiche rumorose intrapresero (e continuano a intraprendere) nella costa est d’Italia (Butcher Mind Collapse, Lebowski, Jesus Franco & The Drogas); da qualche tempo Nicola si è trasferito in Francia e quindi ha intrapreso questa avventura targata Kaouenn in splendida solitudine, anche se qua e là in questo secondo disco Mirages si intravedono ospiti che sono più o meno in linea con le traiettorie sonore di Kaouenn come Above The Tree e Sara Ardizzoni a.k.a. Dagger Moth (e Massimo Volume, ça va sans dire) che aggiungono chitarre rispettivamente in Mirage Noir e K2.

Psichedelia terzo e quarto-mondista con un approccio sfaldato e onirico di matrice ipnagogica che dall’osservatorio privilegiato di Kaouenn, col suo posizionarsi al sud dell’Europa del nord, ovvero con un occhio al Mediterraneo e oltre e l’altro verso l’elettronica più imbastardita, si trasforma in un panottico prismatico e colorato a 360 gradi. Che riprende e gioca col canone di genere – l’apertura di Psychic Nomad che profuma di foreste pluviali e si fa manifesto d’intenti dell’intero progetto – ma è in grado anche di volgere lo sguardo verso territori “altri”: Reachin’ The Stars, ad esempio, vive di tribalismi psych che si sciolgono su lande proto-industriali e di un groove sottotraccia ibrido e fascinoso mentre Indina mostra insoliti risvolti quasi carpenteriani tra ombre ed effluvi notturni; Into A Ring Of Fire (bonus nella versione digitale) invece è tutta una ipnosi vocal-elettronica che si inerpica su se stessa come una vegetazione pluviale fuori controllo mentre la conclusiva K2 è una vertigine percussiva sottocutanea che si scioglie verso lande pacificate, come alla fine di un viaggio entusiasmante e appagante.

Un lavoro vario e umorale, prospettico e coinvolgente in quella terra di nessuno che è la psichedelia più world-oriented degli ultimi anni ma capace di guardare in ogni direzione passata, a Jon Hassell come alle propaggini più freak-world del kraut-rock come della italian occult psychedelia, e prossima ventura. Esattamente come farebbe il gufo da cui il progetto trae il suo nome.

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