Recensioni

7

Già definita un incrocio tra la Björk più influenzata dalle produzioni di Arca e Haxan Cloak e la Holly Herndon più potabile al pop, la newyorchese ora di stanza a Los Angeles (dove lavora come sound designer per l’industria hollywoodiana) Katie Gately arriva (dopo una cassetta carbonara per Blue Tapes e un EP per Public Information) all’esordio su Tri Angle come una scafata musicista che deve forse molto di più al Matthew Herbert più massimalista in fissa con le big band e le dive in bianco e nero e a certe soluzioni canore della Karin Dreijer Andersson dei The Knife, ma tant’è. Color pare un sofisticato disco avant pop ultrastipato di campionamenti démodé che non dispiacerebbero affatto alla Róisín Murphy più sperimentale se non fossero così complessi, vorticosi e non arrivassero persino a negare la loro stessa glamourness con svirgolate cartoon, pitching e time-stretching.

Del resto questo è un segno dei nostri tempi: un sound che affonda le radici nelle tecniche produttive dell’hi-tech più volte incontrato sulla label di Carolan quanto su quella di Kouligas (Pan), alla ricerca di una quadratura differente, un gioco di specchi inscenato da un bravo ingegnere del suono convertitosi a musicista che regala all’etichetta Tri Angle un’ipotesi “pop” dopo quella gay soul teatrale di serpentwithfeet con Blisters EP. Poi, che le tracce sembrino delinearsi più come contenitori che canzoni, o rappresentino più delle possibilità che dei formati, fa parte del gioco naturalmente. La più complessa e visiva è senz’altro l’iniziale Lift, dai richiami herbertiani più marcati; la più intima e lineare è invece la conclusiva title track, una ballad di ben 9 minuti in scala a chiocciola; in mezzo si allunga un piccolo mondo sonoro, eseguito “in grande” e ad alto volume, pensato per una concert hall (e non per il club) grazie ad arrangiamenti in grado di alzare polverosi maelstrom tra jazz, soul e wave (Tuck), come per prefigurarsi ipotesi mediorientali e funk su pulsantiere cyber, o ancora spingersi sulle scelte più facili, magari dalle parti del vecchio rock, come accade nei picchi di Sift.

Non un disco rivoluzionario, ma un debutto sulla lunga distanza che lascia il segno ed apre alla Gately le porte di una promettente carriera.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette