• Lug
    08
    2014

Album

Kitsuné Music

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Kilo Kish è un’altra hyped-diva che, dopo il botto iniziale all’interno del confinato mondo degli addetti ai lavori con il pallino degli ones to watch, sta faticando ad abbattere quella barriera che separa le eterne promesse dalle solide realtà. Nata ad Orlando, cresciuta tra Florida e New Jersey e laureata al Fashion Institute of Technology di New York, Kilo Kish (Lakisha Kimberly Robinson all’anagrafe) sfoggia presto una spiccata attitudine artistica a 360° dando vita a progetti di pittura, moda e design. I primi lavori discografici (a nome Kool Kats Klub o Kind Kids Kill) risalgono invece alla stagione 2010-2011 così come le prime collaborazioni con i The Internet, ma è solo nel 2012 che le cose sembrano mettersi per il meglio con l’EP d’esordio Homeschool e il singolo Navy.

Tra il mixtape K+ dello scorso anno e ulteriori collaborazioni – Earl Sweatshirt, Childish Gambino ma anche trasversali, come quella con SBTRKT e con Chet Faker nella traccia Melt Kilo Kish sembra annaspare nel ruolo di prezzemolino, apprezzata da molti ma ancora incapace di mettere su di un disco a proprio nome quelle che sono evidenti qualità da preservare, ovvero ottimo senso ritmico ed un particolare slow-flow tra melodia e spoken-rap (immaginatevi la prima Kitty, ma con un cervello).

Qualità che almeno fino allo scorso anno stentava a mostrare sul palco (vista a Manchester come spalla ai The Internet, più una bambolina che altro) e che ora prova a fare emergere nell’EP Across pubblicato dalla Kitsuné. Appuntamento con l’esordio lungo ancora procrastinato, quindi, ma è facile vederne le principali cause nella vita frenetica e nell’ennesimo importante trasferimento (questa volta verso Los Angeles). Poco male, perché quella che troviamo in Across è una Kilo Kish maturata sia a livello musicale che personale: ad accompagnare testi più profondi che in passato, capaci di esplorare i lati più intimi legati alla crescita, abbiamo un set musicale prodotto da Caleb Stone, più “suonato” e decisamente più vario.

Tra le otto tracce dell’EP non è presente una nuova Navy o comunque il grande brano killer, e anche la tipica cadenza smooth tra il sensuale e lo svogliato di Kilo viene messa in secondo piano (a sprazzi in Curious e in Wax). Rimangono invece la fumosa atmosfera da apatico chill-party e alcuni beat vicini alla scena cloud (Locket) che scavalcano le regole ferree della canzone pop con strutture elaborate, quasi astratte, come nel caso dell’highlight Thoughts on Love and Work e del suo memorabile passaggio “look at all the time we’re wasting punching these fucking keys”. Forte è anche la presenza di situazioni a stretto contatto con l’universo r&b che Lakisha riesce a maneggiare pur senza possedere le qualità – o meglio, le tecniche – canore per eccellere. Interessante ma ancora da migliorare, invece, la Kilo Kish in formato pop di Wrong.

Attendiamo di capire se proverà a puntare in alto con un album d’esordio ben calibrato o se continuerà a trovarsi a suo agio in una discografia minore – per quanto apprezzabile – e disordinata. È ancora giovane (la carta d’identità riporta 1990) ma il music business non perdona, oggi più che mai.

18 Luglio 2014
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