Recensioni

La nuova release Raster-Noton di Kyoka, due anni dopo l’ottimo e ancora fresco album Is (Is Superpowered), pur limitandosi ad un EP, non lascia con la bocca secca. Il rientro della musicista elettronica giapponese, che divide il suo tempo tra Berlino e Tokyo, conferma le sue doti di rabdomante di suoni e di ritmi, ma soprattutto il suo approccio “ingenuo”, istintivo, senza paura di lasciare strade già battute per addentrarsi in territori nuovi. Per SH, pur nominalmente in linea con i precedenti Is e iSH, Kyoka lascia da parte il sincretismo e l’ironia vagamente dadaista delle passate pubblicazioni e si concentra sulla ricerca sonica, guidata dalla sua insaziabile curiosità (che l’ha portata ad esempio ad essere la guest composer con il maggior numero di residenze ai mitici Elektronmusikstudion di Stoccolma): qui non usa la voce, ma lascia parlare i suoni, scoperti e assemblati senza spocchia, con un atteggiamento non solipsistico ma aperto allo stupore dell’inatteso. È un lavoro astratto ma non impenetrabile, complesso ma non cerebrale, svincolato da strutture e sovrastrutture. Il risultato prende il meglio dalle due direttrici che intersecano i principali interessi musicali di Kyoka (vedi il recentissimo programmatico podcast emesso in occasione dell’Electron Festival 2016): il mondo dei geek tedeschi dell’elettronica rasternotoniana (in particolare Frank Bretschneider e Grischa Lichtenberger) e quello delle nuove leve giapponesi in ambito sound design/field recording (passando, da un estremo all’altro, da Ueno Masaaki, l’abrasivo EP del quale – Vortices – era stato pubblicato da Raster-Noton nel 2014, a Kazuya Matsumoto, del quale va assolutamente segnalato il sorprendente, poetico, acquatico, album d’esordio di puro ambient Mizu No Katachi, del dicembre 2015).
Nell’inquieta quiete nervosa di Susurrus, carica di elettricità statica, un quasi-hoover sound da altri mondi si appoggia su un fondo di microritmi fatti di grani di white noise e glitch vari. Smash/hushsmash/hush smash/hush (di cui la quarta traccia, Shush, può rappresentare una sorta di remix di fantasia) è inventiva noise-techno, con i 4/4 sbriciolati e sparpagliati nelle tre dimensioni (il lavoro sulla spazialità del suono è, come sempre con Kyoka, di altissimo livello). L’elettrorganicità multilivello di Hovering è tanto densa quanto immediata, e rappresenta il picco dell’EP. Soliloquy e Somniloquy, i due brani extra per l’edizione giapponese del CD (disponibili in digitale sul sito raster-noton), che portano l’EP ad una durata complessiva di venticinque minuti, non sono appendici ma anzi due ottimi compendi autechriani del felice stato dell’arte di Kyoka, tra microfoni a contatto, macchine analogiche e collanti digitali. Attendiamo la giapponese alla prossima prova sulla lunga distanza. Kyoka’s Adventures in Sonicland.
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