• apr
    01
    2014

Album

Raster Noton DE

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Kyoka è la prima e finora unica donna a far parte della scuderia Raster-Noton. Nata e cresciuta in Giappone, dal 2000 in giro per il mondo, dal 2008 stabilitasi in Germania, ultimamente divide il suo tempo tra Berlino e Tokyo. I primi suoi lavori, pubblicati dalla label tedesca onpa))))), e tutti intitolati Ufunfunfufu (“si pronuncia mm-mmm-mmm-mm-mh, come quando si canticchia senza aprire la bocca”, ci ha detto la stessa Kyoka in un’intervista via Skype) erano caratterizzati da un’originale ed eclettico approccio sperimentale all’elettronica, assemblando, via laptop, field recordings, suoni analogici trattati artigianalmente e la sua voce, fonemi frazionati, frizionati e ricombinati per “canzoni” destrutturate e solo apparentemente caotiche (“molti hanno detto che la mia musica è caotica, ma io non distinguo tra caos e razionalità”).

La progressione tra il primo e il terzo album per onpa ha rappresentato per Kyoka una progressiva apertura spaziale del suono (“prima facevo musica solo con le cuffie, ma gradualmente ho cominciato a lavorare con monitor sempre più grandi”) e l’intensificarsi dei rapporti con la scena elettronica berlinese (“ci trovavamo tutti agli stessi concerti”), che le ha permesso di poter lavorare insieme a Frank “Komet” Bretschneider per iSH, l’EP pubblicato nel 2012 da Raster-Noton (di cui Bretschneider era stato co-fondatore): “il titolo esprime le mie intenzioni: volevo realizzare musica DJish, cioè che potesse essere suonata dai deejay”.

IS (Is Superpowered) prosegue il percorso, e si inserisce perfettamente nel filone “glitch goes pop” recentemente oggetto di particolare interesse da parte dei due responsabili di Raster-Noton, Alva Noto e Byetone (dimostrato dal loro album CI, firmato Diamond Version e pubblicato da Mute, e al quale Kyoka ha collaborato con un intervento vocale dadaistico in Feel The Freedom, o anche da HD di Atom™, tra le recenti pubblicazioni nel catalogo della loro label): interessante tentativo di dare nuova vitalità ad un ambito che ultimamente stava dando qualche segno di involuzione. La ricerca di una maggiore accessibilità e fruibilità (anche nei dancefloor) per l’elettronica astratta e “pura” tipica delle proposte rasternotoniane non implica l’abbandono dell’attenzione al suono, anzi ne esalta i sapori.

Alla realizzazione dell’album ha contribuito un inedito duo di produttori: Bretschneider e Robert Lippok dei To Rococo Rot, altro amico di Kyoka. “Per più di un anno ho composto musica per l’album; poi io, Frank e Robert abbiamo ascoltato le canzoni in studio, e loro hanno selezionato quelle che hanno apprezzato maggiormente, su cui abbiamo cominciato a lavorare. Robert in particolare è stato molto efficace nel darmi “compiti a casa”, consigliandomi ad esempio di tenere tutti i suoni di un brano ma di rifare la linea di basso. Ed effettivamente il risultato era molto meglio dell’originale! Frank mi conosce molto bene, e mi ha aiutato ad essere più obiettiva e focalizzata”.

Il risultato finale, fresco e stimolante, è davvero degno di nota. La maggiore levigatezza dei suoni non ha scalfito la spontaneità iniziale, quel tocco di follia infantile che porta Kyoka ad accostare rime ragga-rap da library ad una glaciale ritmica glitch (Lined Up) o a sbocconcellare qua e là intriganti fonemi frazionati, frizionati e ricombinati in ipnotici loop, uno “scat & paste” che non aggiunge significato ma calore e organicità. Dopo il primo minuto di field recording e scariche elettriche di Intl-A_Bln, le successive quattro tracce sono variazioni sul tema dei quattro quarti a 120 bpm, con l’industrial techno di Rollin’ & Tumblin’ come esperimento più bytoniano del lotto. Il baricentro dell’album è retto dalla voce, che in New Energy Shuffle gioca cantilenante con il breakbeat e in Toy Planet salmodia su una base squadrata. Per la tripletta quasi funky di Moonboots, Re-Pulsion e Meander compare anche il sensuale basso di Mike Watt (Minutemen e fIREHOSE), registrato a Tokyo e qui sezionato per incastrarsi perfettamente nel collage analogico-digitale. Re-pulsion ricorda, anche se solo nel nome, l’EP Re-Pulsiòn del 2011, contenente quattro remix (tra cui i contributi di Frank Bretschneider e Atom™, che troviamo anche nei credits di iSH) di brani degli Esplendor Geometrico (“ah, no: è un caso! Non conoscevo questa release…”). L’approccio industrial del mitico gruppo spagnolo si trova invece, anche se solo inconsciamente, in Piezo Version Vision, il picco dell’album: inventiva noise techno costruita su suoni captati dai microfoni a contatto che, dopo aver ospitato ulteriori passaggi raggastyle, si evolve in una densa drill house per poi concludersi con una sventagliata di rumore bianco gated. Il passaggio a Mind The Gap, il pezzo più vicino ai primi esercizi onpa, è emblematico per la grande attenzione rivolta da Kyoka alla sound-spacialisation (“Mi piace mettere i suoni in posti strani, sorprendenti. Lavoro molto quasi ogni giorno al computer per ottenere questi risultati”).

Il titolo dell’album da un lato si collega alla release precedente (“prima ISH, poi IS. Il prossimo dovrebbe quindi chiamarsi “I”, ma rischierebbe di essere percepito come autoriferito: dovrò trovare un altro titolo!”), dall’altro gioca con i rimandi incrociati alle produzioni recenti sia di Bretschneider – Super.Trigger – che di Lippok – Redsuperstructure (“e c’è anche Supercodex di Ryoji Ikeda: Raster-Noton sta pubblicando tante produzioni <super-qualcosa>!”). I superpoteri a Kyoka vengono qui dati dall’aver saputo sfruttare bene i consigli di due allenatori di grande esperienza, con il risultato di aver acquisito, insieme ad una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, una minore necessità di ubriacare con finte e controfinte. Kyoka va dritta verso la porta di una techno efficace e creativa, astratta ma non pedante, leggera ma non banale, sfuggendo ai tentativi di catalogazione.

P.S. Raggiunto via Facebook per l’occasione, il gentilissimo Robert Lippok ha commentato: “E’ stato affascinante lavorare con Kyoka. Il suo modo di produrre è davvero unico, ed è stata una sfida preservare l’immediatezza e la profondità dei suoi mix originali. Kyoka usa vari layer di suoni bassi, e davvero non c’era modo di pulire le frequenze senza perderne la magia“.

14 luglio 2014
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