Recensioni

I Lapingra sono decisamente una band fuori dall’ordinario. E sia chiaro che diciamo questo nutrendo una profonda stima per il lavoro di Angela Tomassone, Paolo Testa, Pasquale Remia, Julia Imperiali, Umberto Petrocelli, coadiuvati da Valerio Diamanti, Sammy Paravan, Iacopo Pineschi, Lorenzo Autorino e Sara Cecchetto.
Lasciate perdere il concept alla base del secondo disco della formazione, già particolare di suo (nelle 12 tracce si narra con stile surreale, fiabesco e anacronistico, la tragica storia d’amore del gladiatore Aci e della sua bella Sandra, una ragazza peruviana misteriosamente sbarcata nella Roma Imperiale del I secolo d.C.), e concentratevi su un brano come the The Girl From Perù: dentro troverete un pianoforte da avanspettacolo, un po’ ragtime e un po’ Beatles, che a un certo punto partorisce uno swing anni Trenta-Quaranta targato Trio Lescano, con tanto di passaggio dall’inglese all’italiano nel testo. Episodio esemplificativo di un disco caratterizzato da un morphing stilistico continuo e ubriacante, un varco spazio-temporale tra generi musicali ed epoche storiche che è anche un compendio psichedelico sui generis e ben strutturato.
Siamo certi che Wayne Coyne dei Flaming Lips apprezzerebbe, ad esempio, una title track semplicemente inclassificabile in bilico tra disco, atmosfere oniriche, ricordi Pulp, boutade morriconiane e molto altro. Una babele stilistica, quella dell’album, che in qualche maniera decontestualizza il concept alla base – a quanto pare liberamente tratto dal Liber De Spectaculis di Marziale, anche se di quel “mondo antico” c’è ben poco in termini musicali – donandogli una modernità spumeggiante che è anche un giro del mondo e degli immaginari: ritmi sudamericani/jazz in salsa lisergica (Hotel Banana), macchiette di crooning à la Elvis in sbornia Eurythmics (Sandra Pa Ti), elettro pop (Spitting in The Rain), hip hop (Black Bandana), atmosfere bandistiche (Eat A Mandarino), voci concertate in stile Carmina Burana (Fifi Mariella) e persino soul (Be Friend Of Cocteau).
Archi, synth, chitarre, flauti, trombe, percussioni, clarinetti, tube, pianoforti e molto altro contribuiscono a definire un suono sognante, armonicamente esplosivo, a prima vista forse anche confusionario e sfuggente, ma in realtà ironico e capace di sorprendere. In mezzo a incroci e contaminazioni che avrebbero portato alla deriva chiunque altro, i Lapingra riescono a tenere dritto il timone della scrittura, evitando le dispersioni senza diminuire la complessità. The Spectaculis non è solo un buon disco, ma anche un inno senza freni alla fantasia e alla creatività, con un occhio puntato sulla tradizione di album come Pet Sounds o Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band.
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