Recensioni

7.5

Esistesse la definizione di “post-rock apotropaico”, beh, i Larsen in generale e, nello specifico, questo atteso ritorno, ne farebbero sicuramente e pienamente parte. Nelle musiche del quartetto torinese c’è sempre stato sia il tentativo di superamento del concetto di rock, sviluppato secondo crismi spesso cinematici, visionari, slegati da dipendenze e privi di ogni canone, sia un senso di salvifica elevazione che le poneva (e le pone) su un piano “altro” rispetto al portato di band simili. Dopotutto, non ci si guadagna la stima e il rispetto di mezzo mondo a caso.

Of Grog Vim ben si inserisce in questo personale percorso di rielaborazione di un canone proprio sin dal suo rimandare, nel titolo, a un qualcosa di letterario. E proprio come una specie di trattatello biografico, l’album è incentrato, quasi fosse un concept, su tale Grog Vim: personaggio al crinale tra mitologia e leggenda urbana, forse un alieno arrivato chissà come sulla Terra e poi tornato sulla Luna dopo varie vicissitudini per lo più ignote, la cui epica e visionaria vita è tradotta in musica dal quartetto torinese. Per l’occasione, i Larsen si presentano privi della voce di Little Annie, quinto membro negli ultimi due album La Fever Lit e Cool Cruel Mouth, e procedono in forme strumentali per la prima volta da un ventennio e una quindicina di album in qua; quasi volessero sottolineare come, per narrare una storia eccezionale, le parole siano spesso superflue se si ha a disposizione una buona dose di capacità evocative, un certo gusto visionario e una indubbia abilità strumentale.

Così l’album si sviluppa secondo un percorso narrativo che segue le vicende di cui sopra e che si mostra spesso con le stimmate di un post-rock cinematico e visionario come se si trattasse di imaginary soundtrack. Momenti in crescendo (Gordon & Grog si muove sinuosa e sognante come una pastorale in via di stratificazione, The Grog Vim Accident incupisce e drammatizza il suono alla maniera dei GY!BE), partiture da neo-classical/chamber music rivisitata, puntillismo di piano (Mother Vim e Legacy toccano paesaggi sonori limitrofi a quelli dei The Necks), cascate di chitarre (Grog Descending, impreziosita dal trombone dello Swans, Thor Harris) e atmosfere cariche di tensione (una dilatata e onirica Legacy), unite alla solita raffinatezza sonora dei Larsen, fanno di Of Grog Vim un disco da leggere a occhi chiusi e orecchie ben aperte.

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