Recensioni

7

Il primo impatto con questo nuovo lavoro di Lee Ranaldo lo ammettiamo, non è stato dei più incoraggianti. Il video-boutade di New Thing – non il brano migliore del disco, anche se la versione extended è più interessante di quella breve del clip – aveva fatto pensare a una dichiarazione di prepensionamento. No. L’ex chitarrista dei Sonic Youth ha sì scelto atmosfere fieramente demodé ma non ci si è adagiato. Ci gioca come un bambino-adulto che si diverte a fare bricolage sonoro con gli strumenti della sua giovinezza (vedi che quel PC giurassico alla fine voleva pur dire qualcosa…) e con tutto quello che ha trovato nella soffitta di casa sua – e, perché no, in quella dei suoi genitori…

Electric Trim ha un’impronta e un’impostazione di stampo cantautorale (i Dust non sono accreditati in copertina ma figurano tra i vari ospiti) e uno spirito nomade; nomade non solo perché è stato registrato tra New York e Barcellona e non disdegna sonorità esotiche, ma perché le sue traiettorie zigzaganti girano, si inceppano, si riprendono, deviano, si spostano e si concludono quasi sempre dove non ti aspetteresti saltando da un genere a un altro e da una tipologia di suono a un’altra: prendiamo ad esempio Let’s Start Again, quando attacca con i beats elettronici, o gli accenti vecchio stile di un (bel) duetto con Sharon Van Etten (Last Looks) che si trasformano in un talking blues e in uno stralunato rock lo-fi con tastierine che sarebbero piaciute ai Grandaddy.

Se c’è un trait d’union tra questi nove pezzi, è il folk rivisitato con i Sonic Youth giusto sullo sfondo (ascoltate bene la chitarra di Moroccan Mountains). Il sound è pur sempre New York, anche se ricorda più il Greenwich Village che incontra il CBGB’s – e perché no, pure lo studio 54. È così accade in Unkle Skeleton, folk sincopato che sta tra Bob Dylan (o gli Steelers Wheel) e i Talking Heads, o in Moroccan Mountains, che a un’idea psichedelica di world music abbina memorie di West Coast e del Village appunto (Phil Ochs, se non proprio Pete Seeger e Woodie Guthrie). Man mano che prosegue, il disco si addentra sempre più, anche se a corrente alternata, nel rock. Circular Right as Rain è un brano che ha sonorità sempre classiche ma più vicine a noi e che apprezzerebbero i Wilco (soprattutto Nels Cline che ci suona…), mentre la title-track sta in un qualche punto imprecisato tra i Sonic Youth di Dirty e i vecchi Beatles, con un pizzico di prog. Eclettismo, insomma, è la parola d’ordine, molto apprezzata soprattutto perché porta quel quid di imprevedibilità in più. Se pensiamo a Electric Trim e all’ultimo disco di Thurston Moore, vedremo quanto i due chitarristi dei Sonic Youth anche in queste due felici prove soliste siano ancora una volta simili ma diversi, e soprattutto complementari.

Che l’anima più sperimentale del quartetto di New York avesse nel cuore il rock degli anni ‘60 è una cosa che non scopriamo oggi. Il sapido gusto con cui lo mixa con tanti altri elementi è il segreto lampante di un disco – parliamo di Electric Trim – vivace, fantasioso e sempre molto intelligente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette