Sharon Van Etten (US)

Biografia

Sharon Van Etten è una cantautrice statunitense originaria di Clinton, New Jersey. Il suo è un songwriting di matrice folk tradizionale, con canzoni costruite sul solo intreccio tra acustica e voce. Quest’ultima è caratterizzata da una fragilità di fondo in grado di rendere la scrittura dell’artista autentica, introspettiva, e, come racconta lei stessa, molto sofferta. Un percorso che, fin dai primi demo autoprodotti, l’ha vista inserirsi nella scena female folk degli ultimi anni, assieme a Cat Power, Jana Hunter, Marissa Nadler, Mariee Sioux e Alela Diane, con chiari riferimenti al folk-rock dei Fleetwood Mac.

TV On The Radio, si susseguono alcune uscite non ufficiali e piccoli passaggi radiofonici, fino ad arrivare al debutto Because I Was In Love. Il disco esce il 26 maggio 2009 tramite Language On Stone/Drag City ed è una raccolta di “brani minimali e diretti, costruiti su voce e chitarra e occasionalmente arricchiti dalla presenza dell’organo e delle armonie vocali”.

Segue nel 2010, per Ba-Da-Bing Records, Epic: “una versione”, ci racconta Giancarlo Turra, “più urbana ma pure scolorita di Alela Diane (buone Save Yourself e la minimale Love More; Don’t Do It si agghinda e si piace troppo), che accelera il passo con discreto esito (A Crime, Peace Signs) e inciampa nel deplorevole FM anni ’70 One Day (a giustificazione della dedica ai Fleetwood Mac nel booklet). Chi scrive ha incontrato una volenterosa che, nello stanzone strapieno di colleghe, siede in fondo e raramente parla con autorità. Quando succede, le esce il sensazionale traslucido bordone da Kendra Smith terrena Dsharpg. Sulla base del quale chi scrive spera di incontrarla, infine matura, per il terzo album”.

Il terzo album Tramp arriva due anni dopo, stavolta tramite Jagjaguwar. Prodotte da Aaron Dessner dei National e rinforzate da una carrellata di ospiti illustri –  fra gli altri, Matt Barrick dei Walkmen, Zach Condon/Beirut, Jenn Wasner dei Wye Oak e infine Julianna Barwick – le canzoni di Tramp, secondo il nostro Diego Ballani, rappresentano “una tela bianca su cui la sua voce ieratica disegna arabeschi e modula sentimenti lividi. Fra eteree marce gotiche (In Line), soul funerei in odor di Hazelwood/Sinatra (Magic Chords) e progressioni inarrestabili (All I Can), le sue sono ballate che si caricano di una emozionante solennità, tanto più preziose quanto più rinunciano alla contingenza per restare magicamente sospese fra tradizione e contemporaneità”.

Are We There, il quarto lavoro in studio, esce a maggio 2014 ancora su Jagjaguwar, e segna il distacco definitivo dall’immagine di “vagabonda scribacchina che fra i night club da Brooklyn al Tennessee declamava, con attitudine da navigata folksinger, le sue pene d’amore e le sue rivalse sulla vita”, come fa notare Nino Ciglio nella relativa recensione: “la vena creativa e l’ispirazione della folksinger sono frutto, a quanto pare, di una vita realmente vissuta ai margini; una vita che la Nostra, dopo aver ispezionato gli angoli remoti della propria spiritualità negli album precedenti, ci mostra dall’inquadratura più spigliata, ma non meno emozionale. Se I Love You But I’m Lost – la classica ballad piano e voce di estrema finezza compositiva ma decisamente boring – è un po’ la summa dell’opera omnia della cantautrice, non sono rari i casi (Taking Chances, You Know Me Well, Every Time The Sun Come Up) in cui, con il solito incedere massiccio delle percussioni e della profondità della sua voce, la Van Etten molla un po’ la presa dando respiro al disco, pur risultando felicemente intensa. Questa sarebbe (diciamo “sarebbe” perché non rimane costante) la formula giusta per il disco”.

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