• ago
    24
    2018

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4AD

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Tutto sommato, la critica principale che si è agglutinata attorno all’esordio di quasi due anni fa, Do Hollywood, era: ok, è un disco soft rock di Todd Rundgren, ma senza Todd Rundgren. Problema risolto: nel secondo episodio discografico dei Lemon Twig c’è Todd Rundgren nella parte di se stesso. La storia è, ovviamente, un po’ più complicata di così, ma questo basti come teaser per introdurre il mondo sonoro e l’immaginario principale a cui fanno riferimento Brian e Michael D’Addario, oggi 21 e 19 anni.

Go to School è un musical senza palcoscenico, cresciuto nell’humus musicale in cui i due fratelli di Long Island sono immersi da ben prima della pubertà, spinti da un padre anch’egli musicista che pare non abbia resistito a documentare tutto su video. Protagonista del musical-non musical è uno scimpanzé che viene allevato e si comporta come un normale essere umano: chissà se i due hanno mai incrociato la storia di Winthrop e Luella Kellog e del loro esperimento (fallito) di allevare lo scimpanzé Gua assieme al loro figlio Donald… La struttura del disco è quindi quella che negli anni Settanta si sarebbe chiamata un concept-album, ma più che Tommy, il qui presente lavoro ricorda Jesus Christ Superstar. Per dirla meglio, la musica dei Lemon Twig, cui va riconosciuta una facilità non comune per la melodia, è una sorta di versione dei Beatles più circensi mescolati a Stephen Sondheim che si beve un cocktail con la versione glam di Lou Reed (quella di Trasformer, per esempio). Se, come scriveva Andrea Macrì due anni fa, avrete la pazienza necessaria per ascoltarvi tutte le peripezie del protagonista, cui dà voce proprio Rudgren, potreste anche discretamente divertirvi. Perché, a dispetto della giovane età, i due D’Addario sanno già essere ironici e caustici (all’ombra di Randy Newman, altro eco che si sente qui e là).

Si possono fare tutte le considerazioni “meta” del mondo, a cominciare dal ruolo del loro look estremamente demodé e rétro, o il fatto che potrebbero essere visti come un dito medio in faccia alla retromania hipsterica che si è diffusa negli ultimi anni, una ventata di revival che non mancherà (e non ha già mancato, almeno negli States) di far felice la generazione dei baby boomer. A parte tutto ciò, rimane un onesto e fresco disco/musical di classic rock Seventies suonato con verve e scritto con la giusta dose di malizia.

28 Agosto 2018
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