• Set
    21
    2018

Album

Mute

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Un paio di passaggi se non a vuoto per lo meno poco centrati, il precedente TFCF e la colonna sonora per il film indipendente 1/1 – non a caso coincidenti con la disgregazione del già ridotto a duo universo-Liars, con la fuoriuscita di Aaron Hemphill e la responsabilità della sigla sulle spalle del solo Angus Andrew – non possono inficiare un percorso tra i più affascinanti e curiosi degli anni Zero. Vista la china però, facile andare coi piedi di piombo all’ascolto di questo Titles With The Word Fountain, album edito in modalità quasi carbonare (nonostante il marchio Mute, as usual), a dimostrazione di un ripiegamento anche “commerciale”, oltre che di un ritorno quasi alle origini, più o meno volutamente dentro quell’underground che ne aveva segnato i fasti ergendoli a capofila di non si sa bene cosa, ma di sicuro qualcosa di molto intrigante: album come They Were Wrong, So We Drowned o Drums Not Dead stanno lì a dimostrarlo. E invece, come accade spesso, partendo senza troppe aspettative si corre il rischio di rimanere se non sorpresi, almeno piacevolmente colpiti.

Non che questo TWTWF sia il capolavoro o l’ennesima, sorprendente svolta a gomito cui la band di apolidi ci aveva abituato, ma si avverte una buona coerenza interna e in molti passaggi anche quell’aura maledetta, notturna, witchy, in una parola “personale” e “tipizzante” che ne fece animali incontrollabili e sfuggenti a ogni classificazione, eppure fortemente caratterizzati e riconoscibili. Probabilmente c’entra molto l’essersi liberato dalla pressione e dalle tensioni post-uscita di Hemphill (del tutto amichevole, c’è da ricordare), cosa che Angus ha tenuto a ribadire sin dalla press («There was a lot of pressure in producing TFCF as it was guaranteed to be framed by the lack of band members»), quasi a rivendicare questo lavoro come, insieme, un ritorno ai fasti del passato ma anche una nuova, personale via all’universo-Liars. Cantilene horror-witchy (Murdrum), panorami electro ossessivi (Perky Cut, Feed The Truth) e stralci post-punk ritmicamente accesi (Face In Ski…), passaggi haunted quasi Coil e una generale idiosincrasia conclamata per l’atteso e l’abituale fanno di questo Titles With The Word Fountain, in tutta sincerità, l’album che non ci saremmo aspettati dai/dal Liars.

27 Settembre 2018
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