• Mar
    09
    2015

Album

Interscope Records

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Impossibile per qualsiasi produttore dire di no a Madonna. È un po’ lo stesso discorso che faceva Pharrell Williams quando i Daft Punk gli chiesero di partecipare a RAM. Nell’intervista disse che avrebbe suonato anche il tamburello per loro. Dunque quando la Ciccone chiama, tutti accorrono per produrre le sue tracce.

I produttori del tredicesimo disco da studio sono Avicii, Diplo, Blood Diamonds, Billboard, DJ Dahi, Toby Gad, Ariel Rechtshaid, Ryan Tedder, Kanye West e ovviamente la stessa Ciccone. Il disco dovrebbe stare nel mezzo fra EDM (Avicii), dance-pop (Billboard), rap (Kanye), reggaetronica banghra (Diplo) e altre diavolerie mesh-pop. Le tracce stanno effettivamente su questi binari e riportano Madonna su un mood che rinfresca le esperienze degli ultimi due fallimenti (MDNA e Hard Candy). Il lifting delle passate esperienze, catastrofiche a causa di un’inutile spocchia giovanilistica da parte della cinquantenne-più-giovane-del-pop, si rinsalda su un avveduto rimescolamento degli ingredienti su cui Madonna può contare, a prescindere da chi la accompagna in studio: voce suadente, erotismo e strafottenza che da sempre l’hanno accompagnata in vetta alle classifiche.

E allora ci stanno bene sia le palate di “truzzaggine” trap con le sirene UK Bass in Bitch I’m Madonna (inevitabile il feat. di Nicki Minaj), il grime-EDM da corso di spinning di Iconic (feat. Chance The Rapper e addirittura l’icona mangia orecchie, Mike Tyson) e il rap di un ben ritrovato Nas su Veni Vidi Vici. Eccezioni che confermano la regola: Madonna va sul sicuro con ballad sensuali (S.E.X.), tappetini di pianoforte e archi in pizzicato intimistico (Messiah), singoli che stanno a pennello sulla sua estensione vocale (Rebel Heart e Addicted ricordano molto le atmosfere di Music) e addirittura qualche puntatina r&b ’70 (Beautiful Scars). Un tocco finale di retrofilia, che in Auto-Tune Baby ricorda la vecchia guerra con Cindy Lauper, e il gioco è fatto.

Dopo aver ascoltato questo ennesimo album di Madonna, la sua posizione nell’olimpo del pop non cambia di una virgola. Madonna ha già detto tutto. L’ultimo grande disco (e forse il suo testamento di innovazione) è stato Confessions On A Dance Floor. Da qui in poi potrebbe ancora fare la giovane e prospettare nuovi singoli, nuovi tour “blasfemi”, nuove campagne contro la violenza sulle donne, contro la malnutrizione dei bambini, ma a dirla tutta una quasi sessantenne che si concia per le feste con catene sadomaso e altre immagini “forti”, risulta quantomeno bizzarra (o ridicola, per i più schizzinosi). Può fare quello che vuole, ha sempre una marcia in più (i singoli saranno fonte inesauribile di remix e riempiranno le piste), ma qualche scivolone di troppo potrebbe aiutarla a concentrarsi su un suono e un’atmosfera più consoni alla sua età anagrafica.

Basta con gli scimmiottamenti, Louise. Non devi dimostrare più nulla a nessuno. Ora pensa a scrivere canzoni stupende, senza voler assomigliare troppo a tua figlia, o a qualche ragazzina che ti segue in tour solo per aumentare le vendite.

9 Marzo 2015
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