Recensioni

Facciamola breve: come chiunque poteva prevedere, il nuovo disco dei Maroon 5 non ha nessun pregio e offre un solo spunto di riflessione: è un ottima cartina tornasole del panorama mainstream di oggi. Perché Levine ormai ha capito che il funk-pop da classifica da solo non sta più tanto in piedi e inizia a puzzare un po’ di cripta, visto che non sono tutti Jason Kay, che dopo 25 anni può continuare a fare il marpione con gli stessi numeri, e farlo pure benino. Quindi ecco una schiera di personaggi particolarmente sul pezzo (cosa che lui in prima persona non è più da un bel po’) a legittimare l’operazione. Cosa venga in tasca ai vari Kendrick Lamar, Future, A$AP Rocky e SZA nel partecipare ad un’operazione del genere, non è ben chiaro (forse qualche royalty, boh).
La barra HH appiccicata al confettino senz’anima usa&getta è una fastidiosa piaga che purtroppo continuerà a lungo ad infestare le hit da heavy rotation. Che poi vabbè, se anche Fedez e il suo amico/mentore con la pelata tatuata sono riusciti a comprarsi un giro di T-Pain, con le dovute proporzioni non ci si dovrebbe neanche stupire di ritrovarsi un giustamente imbarazzato Kendrick in quella che sembra la b-side scarsa di un Mura Masa senza talento che prende per i fondelli Diplo che suona la soundtrack della Bottega dei Giochi del Re Leone. Meno male che c’è un ritornello solido e ben scritto a salvare la baracca, con una puntuale serie di oh-oh-oh che stupisce ed esalta anche i più esigenti. Una produzione da lapidazione neutralizza e ricicla SZA come neo-puffosa Cristina d’Avena black, e solo Future sembra convinto, ma d’altronde lui l’anima più tamarra l’ha sempre avuta (forse anche più di Rocky), e nei chitarroni iper-prodotti e impacchettati crede anche per davvero.
Visto che dobbiamo, spendiamo anche due parole su Levine (chi siano gli altri che da più di 20 anni suonano con lui non lo sa nessuno, e a nessuno – giustamente – frega niente). Il buon Adam qua e là gioca a fare il cosplayer di The Weeknd (Lips On You), fresco e sensuale come tuo zio; musicalmente siamo alle solite (già dette e stradette da chiunque): musica tappezzeria, produzioni che sono una carta da parati Leroy Merlin (quelle base) – ci sono ma non perdi tempo a notarle, che tanto non serve. Spesso riesce addirittura a risultare proprio molesto e a romperti le scatole per davvero, perdendosi in velleità strumentali (Closure) essenziali come le tracce live presenti nell’edizione deluxe di questa, chiamiamola, operazione. Scommetto che non vedete l’ora di sentire come è stata Moves Like Jagger a Manchester.
Prossima destinazione, cestone dell’autogrill per il disco, pubblicità della TIM per le tracce. Magari più interessante è fare un discorso di styling: il ragazzo dopo aver rimbalzato Keira Knightley (povero scemo) si è fatto i capelli biondo platino con 15 anni di ritardo rispetto ad Anthony Kiedis, ma non temete: per il baffo à la Tom Selleck (o Higgins se preferite) non dovremo aspettare fino al 2032, basta guardarsi il video di Whast Lovers Do (che tra l’altro è anche il più brutto clip di sempre). La maglietta del Wu-Tang indossata (e ben esibita) nel video di Cold sintetizza l’idea alla base di cui dicevamo; non è ancora tempo di morire: c’è la Lambo da pagare e qualche trend da cavalcare, per riuscire a farlo in meno rate.
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