Recensioni

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«La vita scorre davanti alle finestre», scriveva Dylan Thomas in una sua lettera. Un’immagine forte eppure fragile, un’istantanea che richiama la sicurezza della casa e, allo stesso tempo, l’estraneità che a volte l’essere umano prova di fronte all’avanzare del tempo. Nel suo esordio solista Matt Berninger cerca di rifugiarsi dietro a quella finestra, forse perché ferito dalla vita stessa. Quando, però, sembra aver scelto la via della contemplazione, ecco un rumore, eccolo sgattaiolare via dalla casa dopo aver rotto il vetro.

Serpentine Prison è un bellissimo album, rassicurante perché ci ritroviamo nella disperazione del crooning del cantante e nel decadente romanticismo dei National. Ma nell’esordio solista di Berninger ci sono anche il dolore di Nick Cave (Loved So Little) e la meditazione di Leonard Cohen (One More Second), frullati in un pop lontano dalle diramazioni nervose della band di Cincinnati. Certo, la matrice rimane quella: Take Me Out Of Town è una ballata che poteva benissimo occupare un posto in Sleep Well Beast, con tanto di fiati e cori a confermarlo. Ma se prendiamo in considerazione All For Nothing, ecco trovato il perché quest’album non è una versione alternativa dei National. Innanzitutto, c’è un cinquantenne terribilmente sincero. Un’onesta, quella di Berninger, che passa attraverso atmosfere e sound precisi, mai sconvolgenti. Una “comfort zone” (vedi la title track) su cui si innestano sfumature non scontate (Oh Dearie).

Insomma, il buon Matt ci fa rende partecipi della sua vita, mettendoci comodi su quella finestra. Ci racconta queste morti e resurrezioni quotidiane sorseggiando un buon whiskey, in un locale semi-buio e deserto, che pigramente si accinge a chiudere. E noi, come ogni volta, lo ringraziamo, perché non si chiede altro ad alcuni artisti se non di essere loro stessi. Perché di Bowie ce n’è uno solo. Ed è anche giusto così.

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