• Mar
    02
    2018

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Bomba Dischi

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Si fa fatica a posizionare nel panorama cantautorale italiano attuale il disco d’esordio di Federica Messa in arte Mèsa, nome di cui avevamo già scritto e approfondito lo scorso anno. La centralità che la parola (e in alcuni momenti la sua assenza) assume nelle canzoni di Touché – fin dal titolo, con il suo riferimento schermistico, un disco che muove dall’ammissione della sconfitta – e il modo in cui a più ripetizioni guarda alla poesia, concedendosi ad una serie di contrasti, di allusioni, di immagini, sono un invito alla pausa e alla riflessione di quelli che non si incontrano più così comunemente.

«Facciamo lunghe passeggiate sul lungomare del tuo silenzio», «ti immagino nel tuo cappotto caldo camminare con le spalle senza mai deragliare», «a chi ricorda e soffoca sott’acqua», «un altro pezzo di carbone infiamma la tua Antartide», «ci pensi che a 25 anni tua madre si è sposata, tu ce l’hai un’idea da sposare?». Potrebbero essere tutti incipit di un romanzo raccontato dalla prospettiva del perdente, che dalla sconfitta raccoglie i cocci per ripartire e rialzarsi. È un po’ questo quello che ha realizzato Mèsa nelle undici tracce che compongono il suo esordio: è partita dal suo personale cercando di allargare il raggio dell’esperienza sovvertendo le chiavi di registro, senza scadere in toni commiserativi, depressi o ammicatamente generazionali. Con la testa alle cantautrici rock nostrane (Cristina Donà, Carmen Consoli), il cuore nell’indie ’90 con cui l’artista è crescita (Pixies) e assonanze con altre colleghe illustri (Mitski, Angel Olsen, Julien Baker), le canzoni di Mèsa e la sua vocalità educata che detta la tensione dei brani, seguono strutture che non si trovano così facilmente nei dischi, caratterizzate da crescendo irregolari, intarsi elettroacustici che si risolvono, esplodendo, solo nel finale. Ed è un album di silenzi: si prenda la conclusiva Oceanoletto, con il suo intreccio di chitarre, le poche parole e un’atmosfera rarefatta di distensione, quotidianità e rivincita e che si racconta da sola.

Completano la scaletta alcuni brani del suo primo EP qui riletti in chiave elettrica per dare maggiore uniformità stilistica al disco ma forse sacrificando un po’ troppo del loro fascino acustico. Sincero, asciutto, trasparente, pur non essendo esente da momenti di incertezza, Touché è un disco su cui vale la pena soffermarsi.

15 Marzo 2018
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