• mag
    27
    2016

Album

Polydor

Add to Flipboard Magazine.

Le scene che negli ultimi mesi ci arrivano dalle strade americane (brulicanti di malcontento e rabbia) sembrano riportarci ai duri anni della lotta per i diritti civili, come se le conquiste ottenute dai seguaci di Martin Luther King venissero, tutt’a un tratto, rimesse in discussione. Non più immagini in bianco e nero ad accompagnare gli slogan e i volti impauriti e arrabbiati dei manifestanti, ma diapositive a colori che documentano un tremendo clima di paura e rabbia. Un’ondata di tensione capace di arrivare ovunque, spingendosi ben oltre i confini statunitensi, e facendo così presa sulla sensibilità di chi si trova ad osservare sbigottito una situazione che assume contorni e tratti da “medioevo”.

Un clima che si può percepire anche nella produzione artistica di un’artista quale Michael Kiwanuka, britannico d’origine, ma che nel suo ultimo Love&Hate non fa nulla per trattenere la propria sofferenza. Sofferenza che il ventinovenne cantautore di Muswell Hill (Londra) – reduce da un convincente debutto, quel Home Again che gli fruttò la vittoria del BBC’S Sound of 2012 e la candidatura ai Mercury Prize britannici – riversa senza remore in dieci tracce avvolte in una pesante coltre retrò (il soul, l’r’n’b, la motown e in generale tutta la black music degli anni Sessanta/Settanta), nella quale Kiwanuka sembra cercare “disperatamente” conforto e rifugio.

In Love&Hate – la produzione artistica del disco è affidata a Danger Mouse (Black Keys, Gnarls Barkley, Beck), il cui tocco è ben distinguibile nelle orchestrazioni e nelle sezioni ritmiche – si respira quindi un clima di tensione con sullo sfondo un chiaro/scuro emotivo sempre in bilico tra lo scivolare in un profondo abisso e lo spiccare un volo liberatorio. Sensazione che si avverte sin dai dieci minuti di Cold Little Heart, suite per lunghi tratti strumentale caratterizzata dall’intrecciarsi di un pinkfloydiano coro femminile, assoli di chitarra liquidi e da una sezione orchestrale dai tratti epici. E così ci si rende subito conto che tra le mani non si ha un disco qualunque, ma quello che una volta poteva venire definito (senza troppi patemi d’animo) un capolavoro. Etichetta pesante e scomoda, ma che Kiwanuka si conquista grazie alla sua eleganza stilistica e compositiva, nonché attraverso una scrittura mai banale. Canta di solitudine il Nostro (Place I Belong, I’ll Never Love), mancanza di affetto (Falling), ingiustizie razziali (il singolo dalle venature afro e dall’animo gospel Black Man In The World), ispirandosi senza nasconderlo ai grandi della black music (Marvin Gaye, Curtis Mayfield e Bill Withers formano il suo pantheon ideale), e accompagnando il tutto con una musica magistrale – a tratti, addirittura fin troppo straripante – (il groove e i fiati Motown della title track e di One More Night, l’afrobeat della già citata Black Man In The World, le acide chitarre beatlesiane della conclusiva ballata The Final Frame).

Il soulman britannico riesce così a toccare le giuste corde del suo pubblico andando a mettere un cerotto a quel mood nostalgico lasciato per lungo tempo scoperto e che solo pochi artisti – dalle più blasonate Adele e Amy Winehouse (“macchine da guerra” rispetto al piccolo Michael) ai più “umani” Tobias Jesso Jr., Ryley Walker e Gregory Porter – negli ultimi anni sono stati in grado di saturare. Ma ancor meglio Kiwanuka, con Love&Hate, compone il suo manifesto artistico “disperato” (per chi scrive assolutamente genuino), riuscendo a mantenere una certa dose di eleganza (che, possiamo contarci, giocherà a suo favore in particolare tra le mura british) e stando ben attento a tenersi ancorato alle radici per non sprofondare. E chissà che un giorno non tocchi a lui offrire un appiglio ai suoi “fratelli”.

29 luglio 2016
Leggi tutto
Precedente
Roger Goula – Something About Silence Roger Goula – Something About Silence
Successivo
Valerio Mattioli – Superonda. Storia segreta della musica italiana Valerio Mattioli – Superonda. Storia segreta della musica italiana

album

artista

artista

recensione

recensione

artista

artista

Altre notizie suggerite