Recensioni

«I am a kid that records shitty music in my bedroom». Così si (auto)definisce Michael Seyer, ventiduenne nato nelle Filippine ma cresciuto nella South-L.A. tra Gardena (dove la percentuale di popolazione di origine asiatica sfiora il 30%) e Long Beach, dove studia e dove vive anche l’amico Shane Maurice Blanchard/Bane’s World, un altro nome che – come il Nostro – si muove in territori narco-hypnagogic con chitarre jizz-jazz prese in prestito tanto dall’icona Mac DeMarco quanto dal suo ex-chitarrista HOMESHAKE.
Possiamo tranquillamente parlare di una nuova ondata hypnagogic post-Ariel Pink e post-vaporwave portata avanti da millennials che hanno vissuto l’adolescenza in formato meme-centrico in un meta-luogo (Internet) che ha funto da frullatore di più disparati input. Se le memorie 80s di Ariel Pink, Connan Mockasin o John Maus erano (e sono) bianchissime, il concetto ipnagogico di questa second-wave è un melting pot a 360°, tanto che spesso siamo più vicini a contesti prettamente soul/r&b che a quelli indie. Sebbene ci siano segnali anche dall’UK (Cosmo Pyke o Yellow Days ad esempio), la cornice perfetta rimane quella degli USA ed in particolare quella di Los Angeles, fulcro vivido di quelle nostalgie, di quei sogni in formato lo-fi e di quella weirdness che da sempre accompagna il genere: oltre a Seyer e Bane’s World la scena californiana sta infatti portando alla luce tutta una serie di progetti non troppo dissimili tra i quali citiamo Steve Lacy (dei The Internet), Cuco, Inner Wave e Jasper Bones. Se volete muovervi idealmente su queste coordinate vi consigliamo lo youtuber HYPESAGE! che bene ne riassume l’attitudine.
Tornando al punto di partenza, Michael Seyer ha recentemente pubblicato il secondo album intitolato Bad Bonez, disponibile su cassetta per Human Sounds (etichetta per la quale escono anche i VACATIONS). Bad Bonez è stato scritto, suonato (batteria esclusa), registrato (in camera), prodotto e missato interamente dallo stesso Seyer, personaggio curioso (su Twitter si fa chiamare uglydickmichael) dotato di un approccio alla scrittura tra il tragicomico ed il genuinamente naive. Il comunque qui presente spleen tipico di certo bedroom-pop, viene stemperato attraverso sfumature ironiche che fanno da collante nei passaggi più uggiosi (An Awful Lonely Summer) ed isolazionisti (la vellutata I Feel Best When I’m Alone). Musicalmente l’americano estremizza il lato più chill dell’autore di Salad Days (presente in particolare nell’estiva Weekend at Santa Cruz) lambendo il soft-rock più pacchiano, il Lionel Richie più melenso, gli 80s di Prince, quelli di Sade, il volutamente ridicolo (Kill All Your Darling in modalità crooner svogliato), arrivando fino ai classiconi d’altri tempi come nel caso di Lucky Love («I’ve always wanted to make a ’50s high school prom» ammette il californiano).
Mai banali e a tratti addirittura geniali (si prenda il lavoro variopinto nel funk-reggae-soul languido di Shoe Me How You Feel) i giri di chitarra, coadiuvati da un innato intuito nell’unire i fraseggi sulla sei corde e gli accompagnamenti di synth. Al contempo anche l’apporto vocale non è di quelli decisamente plain che possiamo trovare in decine di progetti indie pop: Seyer passa con grande disinvoltura dal falsetto (I Feel Best When I’m Alone) alle tonalità più calde di una palette comunque ampia. In tracklist anche un episodio hypna-hop (la quasi strumentale Untitled Bonez con il suo groove bello rotondo) ed episodi non troppo distanti dai giochi sophisti del giro canadese (Sean Nicholas Savage & co), ad esempio Waiting for You, sospesa tra un intro di piano elettrico e una telefonatissima (ma, ovviamente, vincente) incursione del sax.
Al netto di un mood forse eccessivamente rilassato/soporifero che spalmato su quarantacinque minuti di musica può risultare monotono (o tedioso, per i meno pazienti), Bad Bonez è un album che certamente si addice ai momenti pre-morfeo ma che, allo stesso tempo, è altrettanto adatto a (quei rari) lenti e lunghi risvegli mattutini da Breakfast in Bed (come cantava Seyer nell’omonima traccia contenuta nell’esordio Ugly Boy).
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