Recensioni

Uno come Tim Burgess li ha definiti «il punto esatto in cui i Fairport Convention incontrano Jim O’Rourke in una remota stazione ferroviaria scozzese»; noi, nella recensione dell’ottimo Welcome Strangers, parlavamo invece di indie pop solo nei colori, parente evidente del folk revival britannico dei Sixties e di certo krautrock à la Jane Weaver. Sia come sia, i Modern Studies del disco precedente ci erano piaciuti molto, soprattutto per quella seduzione senza troppe sofisticazioni che leggevamo in brani in bilico tra immediatezza folk, evidenze pop e timbriche/ritmiche vaporose/circolari sostenute da un’effettistica di chiara matrice psych.
Insomma, la band britannica era e rimane anche in The Weight Of The Sun la tipica formazione in medias res, non abbastanza sperimentale per solleticare gli appetiti dei più intransigenti e non abbastanza pop o cool per conquistare gli amanti di Beach House e compagnia – nonostante vi sia, tra le due formazioni, più di un punto di contatto, stilisticamente parlando (vedi un brano come Jaqueline). E infatti, giunta al terzo disco ha collezionato appena un migliaio di like sulla sua pagina Facebook ufficiale, e cioè la dote con cui solitamente si presenta al primo album un musicista emergente dalle nostre parti. Segno che nonostante il beneplacito della stampa di settore, arrivato più o meno da ogni latitudine, e un contratto con Fire Records – notoriamente molto attenta a selezionare gli artisti da far rientrare nel proprio roster – i Modern Studies rimangono ancora un act di culto.
È un peccato, perché anche il nuovo disco conferma la bravura di Emily Scott, Rob St John e colleghi nel miscelare nelle giuste proporzioni gli immaginari di riferimento, col fine di ottenere un cocktail morbido, gustoso e ricercato che non vuole per forza stupire, ma affascina. Il proverbiale diavolo in effetti sta proprio nei dettagli, ad esempio nei cori oscuri della chiusa di Photograph, nel motorik di Run For Cover, nel mood onirico di She, negli arpeggi su tempi irregolari di Corridors e in mille altri piccoli stratagemmi capaci di rendere The Weight Of The Sun un lavoro fresco e apprezzabile. Ennesima ottima didascalia scritta da una formazione dall’anima inquieta e aperta alla sperimentazione, che trae linfa proprio dal suo essere poco irregimentata, nonostante un contesto segnatamente riconducibile al più classico songwriting. Insomma, a volte per essere fuori dalle righe basta fare le cose per bene.
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