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La songwriter losangelina Molly Burch debutta per Captured Tracks con l’album Please Be Mine. Potremmo subito tagliare corto e scrivere che la musicista statunitense dovrebbe essere una sorta di risposta alla sua conterranea Angel Olsen; il problema è che non è propriamente così. I brani della Burch, infatti, muovono dal folk e da sonorità vintage che vengono affrontate con un piglio delicato e dream-pop. Più che una risposta alla OlsenPlease Be Mine è un tentativo di battere una strada già percorsa con la speranza di bissare il successo dell’autrice di My Woman. Quello che manca nell’immaginario dell’esordiente songwriter a stelle e strisce è l’incisività, una narrazione catalizzatrice che riesca a sopperire a canzoni che sembrano echi di altri album. È difficile trovare la propria voce e il proprio stile, gli album di debutto poi rischiano spesso di evidenziare un loro carattere derivativo nei confronti di altri artisti, ma qui il succo del discorso è che sin dalle prime note di Please Be Mine è evidente una mancanza di personalità. Le canzoni di Molly Burch si diradano molto presto e non lasciano traccia del loro passaggio, potremmo stare ad ascoltarle senza diventare mai parte integrante di quelle storie e di quelle sonorità.

Senza mettere il dito nella piaga, sin da Downhearted le analogie col timbro della Olsen sono evidenti, e la sensazione di essere in un album dell’autrice di Half Way Home è straniante e reale allo stesso tempo, anche perché le tematiche sulle varie sfumature che l’amore di una donna può avere sono presenti anche qui, ma con una vena ribelle meno turgida. Quando poi ci si imbatte in brani come Try costruiti su giri di accordi semplici, e quindi ancora più immediati, la prima reazione è quella di tornare ad ascoltare “l’originale”, semplicemente perché non si avverte la necessità di dover avere nella propria collezione di vinili un doppione. Lasciando da parte per un momento i tentativi mimetici di Molly BurchPlease Be Mine non riesce a sopperire ad una lacuna fondamentale: a metà disco abbiamo già ascoltato tutto, e cominciamo quasi a prevedere l’andamento del brano in arrivo. Insomma, l’impianto narrativo non ha più nulla da offrire.

Capita di fare buchi nell’acqua, e questo debutto per Captured Tracks lo è a tutti gli effetti.

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