Recensioni

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“How am I supposed to live in a world?” Questa è la domanda che si pone Alex Crossman, in arte Mura Masa , verso la fine della title track del suo nuovo lavoro, R.Y.C. (o Raw Youth Collage). È in versi come questi che l’anima del disco appare evidente e sorprendentemente coerente nei suoi intenti: dal basso dei suoi ventitré anni
Crossman dipinge uno spaccato su cosa significhi essere stati giovani durante gli anni ’10 ed esserlo ancora all’alba del 2020.

Tutti i brani del disco portano l’ascoltatore a ricordi più o meno universali di un’adolescenza ruvida, insoddisfacente e al tempo stesso spensierata e luminosa, un tempo a cui siamo sopravvissuti e a cui al tempo stesso aspiriamo. Questo leitmotiv permea appunto l’intero disco, raggiungendo la sua forma massima nella già citata title track e, soprattutto, in a meeting at an oak tree (un monologo di appena novanta secondi in cui ci viene raccontato un episodio della vita amorosa di due adolescenti): Mura Masa compone una solida narrativa esplorando le diverse sfaccettature della giovinezza, dall’inadeguatezza in I Don’t Think I Can Do This Again all’arrogante sfacciataggine di Deal Wiv It, passando nella seconda metà a tracce più distese come In My Mind e Live Like We’re Dancing. In R.Y.C. Mura Masa si fa portavoce delle introspezioni segrete che ci accompagnano da giovani e che in parte non ci lasciano mai.

E musicalmente il disco è esattamente questo: un pop che si ha costantemente l’impressione di aver già sentito da qualche parte, un sound che arriva forse troppo familiare per essere uscito oggi, ma che non riusciamo a inquadrare in un unico genere. Ci sono beat dance, drum machine e glitter poppissimi, aggressioni grime (grazie slowthai), distorsioni elettroniche e schitarrate emo. Ci sono insomma tutti gli elementi che compongono quel periodo in cui molti di noi scoprono la musica e si districano tra generi, influenze e suoni diversissimi tra loro. Per raggiungere questo scopo Mura Masa sfrutta in modo intelligente le numerose collaborazioni presenti nel disco: il già citato slowthai , ma anche GeorgiaClairo e la Ellie Roswell dei Wolf Alice aiutano Crossman a costruire questo Raw Youth Collage che, visto dalla giusta prospettiva, risulta a tratti emozionante.

Ciò che forse stupisce di più però è l’uso costante di chitarre e distorsioni, tanto inaspettate in un disco di Mura Masa quanto echeggianti di un sound preso direttamente dagli anni ’90 e 2000: vicarious living anthem sembra composta da un Billy Idol in salsa emo; No Hope Generation è un indie anthem distorto a cavallo tra UK e USA, tra i The Kooks e i Blink 182; la già citata Deal Wiv It ricorda da vicinissimo i Blur di Parklife. In un certo senso, R.Y.C. suona come la colonna sonora di Skins riproposta con gli artisti di punta della scena indie (pop, rock, -tronica, ecc) di oggi. 

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