Recensioni

A praticamente un anno dall’ultimo, valido, Rave Tapes, i Mogwai tornano con un follow up ibrido dal titolo sarcastico Music Industry 3. Fitness Industry 1. All’interno si trovano 3 inediti provenienti dalle stesse session dell’ultimo album, incisi grazie all’aiuto del producer Paul Savage (batterista dei Delgados) ai consueti Castle Of Doom di Glasgow, più 3 remix non proprio ovvi affidati a Blanck Mass, Pye Corner Audio e Nils Frahm.
Si parte all’insegna di una produzione tra shoegaze ed emo, tra voci ribassate e un gran sfregare emotivo da stagioni del cuore con un Teenage Exorcists, che già a leggerla in tracklist capisci tante cose, mentre spetta a History Day farci ricordare certe scelte stilistiche dei Mogwai dell’ultimo lustro, più pacati, immaginifici, non lontani da certa library music, e pertanto contaminati con l’elettronica. Non è un caso, infatti, che nella terna dei remix troviamo Pye Corner Audio, ovvero Martin Jenkins, della cricca Ghost Box (e ora affiliato alla Type di John Twells) a mettere le mani su No Medicine For Regret trasformandola in qualcosa di non lontano dagli avvistamenti ufologici dei Boards Of Canada (ma occhio al finale in morbido avvitamento acid alla Roland).
Da segnalare anche l’altro numero in delicatezza con tanto di campanellini della casa, HMP Shaun William Ryder, pezzo autocitazionista, se vogliamo, che accompagna in ideale controluce il primo dei remix affidato a Blanck Mass – che altri non è che la metà dei Fuck Buttons, Benjamin John Power -, uno di casa qui dato che nel 2011 aveva esordito proprio sulla Rock Action dei glaswegiani con l’omonimo Blanck Mass. La sua versione di Re-Remurdered è un pacato ma efficace travestimento horror-industrial dell’originale, tra batterie tribali, un synth elittico a volare attorno all’oscuro magma e il riff di un secondo più svelto e sci-fi. Una produzione che non dispiacerebbe a uno come Foetus, più che ai Nine Inch Nails.
E che dire di Nils Frahm con The Lord Is Out Of Control? Sulla carta una scelta che poteva funzionare, in pratica la solita romanticheria che ci si può aspettare da un remix del genere con il compositore a metterci dolenti note introducendo e togliendo gli arrangiamenti originali (e ritoccando leggermente la drum machine).
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