Recensioni

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Ha senso nel 2016 recensire un disco nuovo dei Neurosis? Ha senso parlare delle musiche di questo quintetto che da un buon trentennio (l’esordio Pain Of Mind è targato 1987) gira in proprio e si propaga tra spin-off e vie soliste? Ha senso entrare in un universo – ché quello dei Neurosis non è un mondo, è un vero e proprio universo di segni e codifiche, input e stelle del mattino, rimandi e legami – di cui, per un verso o per l’altro, tutto o quasi già si conosce, già è stato elaborato, ascoltato, introiettato, riflettuto, digerito, rivomitato? Ha senso infilarsi nuovamente in un budello di noise-post-hc apocalittico, trascendente, nichilista?

Se siete giunti fin qui dopo questa insulsa serie di domande retoriche, significa che conoscete benissimo la risposta a ognuna di esse. Sì, vale la pena sempre e comunque, e la vale per varie ragioni che iniziano innegabilmente con il termine “integrità”, roba antica, oramai demodé, relativa a un tempo in cui, quando si parlava ancora di “scena” con senso compiuto e di “attitude” come caratteristica reale e non vanto social, se ne parlava sul serio. Eppure, quella integrità i Neurosis continuano a coltivarla come un fiore raro e prezioso, anche se non è più furore iconoclasta e devastante come in passato; i Nostri si fanno parchi nelle uscite (Honor Found In Decay risale ormai a quattro anni fa, mentre per risalire a Given To The Rising si sfiora il decennio), asciugano le composizioni e riducono l’arco temporale (solo una quarantina di minuti per questo Fires Within Fires), ma non ammorbidiscono l’impatto pachidermico né si concedono licenze da un suono/immaginario che non può e non deve essere diverso da se stesso, visto che da qui è nato, ai tempi di Souls At Zero e Through Silver In Blood, per poi allargarsi, farsi quasi verbo, propagarsi altrove.

Certo, le atmosfere sono più umbratili (la conclusiva Reach) che in passato e meno apertamente devastanti, qualche passaggio sembra avere a che fare con le peregrinazioni “folk” sui generis di alcuni dei componenti (l’attacco di Broken Ground su tutte), così come il tempo di un certo suono sembra essere ormai definitivamente passato e forse anche annichilito da una serie di vergognose band-fotocopia. Ma, in virtù delle domande retoriche di cui sopra, sarebbe stupido, fuori fuoco e fuori luogo, leggermente pretenzioso e decisamente ingiusto aspettarsi l’innovazione o la sorpresa dai Neurosis. Da un gruppo del genere, con una discografia del genere alle spalle e una fiera “schiena dritta”, ci si può anche aspettare un disco come questo Fires Within Fires: non un riempitivo per far cassa o uno stanco protrarsi di dischi tutti uguali, semplicemente un lavoro in linea col proprio ideale di musica. Poche scene, zero fronzoli, dritti alla meta.

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