Recensioni

Ben Chasny dei Six Organs Of Admittance è uno di quei musicisti che non riescono mai a stare con le mani in mano. A dimostrarlo, non solo la carrellata di album che, dal 1998 in poi, il Nostro ha dato alle stampe con la band madre (l’ultimo, Ascent, risale al 2012), ma anche vari progetti e avventure tra le più disparate, come le collaborazioni con Comets On Fire, Rangda, 200 Years. Il duo dei New Bums (a voi la traduzione del nome) è dunque da considerare come l’ennesimo tassello nella carriera sterminata di Chasny, e stavolta ad accompagnarlo c’è Donovan Quinn degli Skygreen Leopards, altri discepoli di quell’acid/psych-folk che ha spesso caratterizzato la discografia dei Six Organs Of Admittance.
Il risultato è Voices In A Rented Room, un album che, a sentire il duo, è stato messo insieme nell’arco di cinque anni, tanto per sottolineare ulteriormente la natura estemporanea e occasionale del progetto. Quello che i due musicisti non rivelano è che le canzoni suonano tutt’altro che come ritagli o prove esterne dai gruppi di riferimento: a partire dallo standard folk-blues dell’opening Black Bough – fingerpicking, voce dolente e melodia fumosa -, appare chiaro che la coppia fa sul serio. Pur con la leggerezza di spirito che soltanto un divertissement potrebbe avere, ci troviamo di fronte a un disco perfettamente a fuoco, coeso e convincente nella sostanza delle singole canzoni, brani che spaziano dalla dark ballad in aria Waits e Cave ai dettami del folk americano più polveroso e oscuro, ad esempio nella malinconica rassegnazione di pezzi come Your Girlfriend Might Be A Cop e Cool Water, o nell’intimismo alt.country di Sometimes You Crash. Paesaggi e immaginari tipici della New Weird America che si concretizzano al meglio nel riuscito spaghetti western di The Killers And Me, senza dubbio il brano più bello del lotto: una traccia che sottolinea l’appartenenza di Chasny e Quinn ad un songwriting tradizionale, antico ma non vecchio, ribadito anche dalla ruggine bluesy di Your Bullshit, altro esempio di quel crepuscolarismo on the road proprio di Gomez e Calexico.
Nel complesso, Voices In A Rented Room riesce a convincere l’ascoltatore non soltanto per la qualità di molti brani, ma anche per quell’attitudine lo-fi che lo rende sporco, ruvido e semplicemente affascinante. In altre parole, il giusto esordio per una coppia dall’ottimo potenziale. Bravi.
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