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7.4

Così, all’improvviso, in tempi di spettri, quelli che ci terrorizzano e quelli che, giocoforza impalpabili alle nostre esistenze, siamo diventati noi stessi, i Nine Inch Nails, anzi per meglio dire gli iperattivi Trent Reznor e Atticus Ross, hanno pubblicato un nuovo doppio capitolo della serie Ghosts, a dodici anni di distanza dai grigiastri I-IV – che nacquero di impulso, di improvvisazione, in una sorta di «colonna sonora per sogni a occhi aperti» che avrebbe anticipato le tante colonne sonore reali a venire – e a due dall’eccellente ultimo (mini)album Bad Witch.

I giorni che stiamo vivendo, AD 2020, sono davvero bizzarri e i due musicisti americani, oscillando tra speranza e disperazione, si sono riconnessi ai propri ascoltatori completando e regalando due dischi che, a loro volta, oscillano tra luce e oscurità, come perfettamente espresso dalle loro copertine monocromatiche e complementari. Stavolta i Fantasmi hanno dei titoli ben precisi. Together, otto brani dai suoni più eterei, rappresenta il momento in cui le cose potrebbero andare anche bene, con la sottovalutata unione fra gli esseri umani – mossa dal tatto, mossa dalla fede – sotto un cielo di ambient baluginante (Out In The Open, Your Touch) e spesso molto dilatata (Letting Go While Holding On, la tile track, Apart), proiettata quasi verso una futuristica trascendenza di gospel post-gotico (With Faith), sino all’increspatura della conclusiva Still Right Here.

Si passa dunque al di poco superiore Locusts, che equivale alla piaga che si abbatte su di noi, a spalancare le porte sul baratro. Un baratro contenente quindici pezzi, dall’inquietante pianoforte filo-horror di The Cursed Clock al copione noir che si srotola via via nell’articolata Around Every Corner e alle pennellate dark jazz che proseguono in The Worriment Waltz, nel DNA le Strade perdute e la stella nera di Bowie, sino ai soundscape più che claustrofobici di Just Breathe. Il pericolo si fa meno strisciante e più up in your face con il melmoso free industrial di Run Like Hell, la squillante e allertante cacofonia di When It Happens (Don’t Mind Me), il loop tristemente materico di Another Crashed Car, la fugacità insita in Temp Fix, l’ansia montante in Trust Fades… e con la raggelante routine metabolizzata nell’incalzante Your New Normal, oppure con l’invocazione ossessiva di Turn This Off Please. A chiudere, comunque sia, c’è Almost Dawn, per quanto avventurosa e imprevedibile.

Concettualmente tra Einstürzende Neubauten e Brian Eno, nel complesso più a fuoco dei suoi predecessori del 2008 e nei risultati, volendo, affini alle musiche composte per The Girl With The Dragon Tattoo su tutte, i due volumi di Ghosts V-VI avrebbero dovuto essere posti in ordine inverso in un ipotetico percorso lineare di crisi e suo successivo superamento, portandoci dalle tenebre alla resurrezione in cielo. Qui, invece, si permette alle cavallette di impossessarsi pian piano di quella che era in origine considerata pelle, immortalando un passaggio di stato ancora più netto, crudo, agghiacciante. Al solito, NIN enormi nel cogliere lo Zeitgeist e riconsegnarcelo senza compromessi in cuffia, mentre lo stile è garanzia in evoluzione e mai maniera. Adesso, signore e signori, «We’re in this together now» e forse, solo forse, «We will make it through somehow»…

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