Recensioni

7.3

Succede spesso che arrivati a una certa età si senta il bisogno di condividere con vecchi amici di scuola i ricordi dell’infanzia e della giovinezza. È quello che ha pensato di fare Nils Frahm, alzando la cornetta e chiamando alle armi i vecchi compagni di scorribande Frederic Gmeiner e Sebastian “Sepp” Singwald. I tre si conoscono alla scuola elementare di Amburgo negli Ottanta, continuando nel corso degli anni un’amicizia sfociata ai tempi delle medie in campo artistico, tra programmi radio, field recordings con le voci dei professori e mix di musica folk e pop. In qualche occasione la band si esibisce davanti al pubblico, fino a quando non arriva un brutto stop: nel 1997, durante un concerto all’interno di un parco giochi, un incidente accaduto ad una giostra fa saltare alcuni sedili, facendo volare in aria due persone che atterrano violentemente sul palco schiantandosi su amplificatori e grancasse. Per Nils e soci, all’epoca quindicenni, è davvero troppo, e decidono di porre fine – per sempre – al loro sodalizio.

Capita così che la vita divida le strade per molto tempo, fino a quando i Nostri non decidono nuovamente di rinchiudersi nel seminterrato di Singwald per riprendere in mano gli strumenti e dar vita a qualche sessione improvvisata. Nasce così il progetto NONKEEN e l’album di debutto The Gamble. Buona parte del materiale prende ispirazione dalle vecchie registrazioni di giovinezza, ritoccando, modellando e campionando parti aggiuntive, non senza qualche aiuto esterno in fase di sovraincisione (Andrea Belfi). Tutto nasce per gioco e per passione, ma evidentemente i NONKEEN volevano dar luce a un percorso di vita importante che per troppo tempo era rimasto chiuso in una cantina, raccolto in sé stesso tra dubbi e paure. La mano di Frahm è evidente. The Gamble è un disco svagato ed errante, come una lunga jam sperimentale in cui i Boards Of Canada si fondono con i Pink Floyd (The Invention Mother), per un continuum di lunghe suit à la Eno (Pink Flirth) distillate tra synth fumosi e grigi lanciati nell’etere su percussioni incalzanti e morbide (Chasing God Through Palmira) versante Jon Hopkins.

L’idea è quella di una spettrale colonna sonora dal sapore IDM che si riaffaccia al recente Late Night Tales di Frahm, in cui il primo protagonista sembra essere il paesaggio notturno delle campagne mitteleuropee. L’esperimento è riuscito, le porte del passato dei NONKEEN sono state aperte e hanno urlato i loro segreti. Ora c’è da vedere se verranno richiuse nuovamente.

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