• Giu
    02
    2015

Album

Warp Records

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Lo scorso 22 e 23 maggio si è svolto, presso la Fabbrica del Vapore di Milano, Savana #Mash, un doppio appuntamento all’insegna del “global sound”. Come riportavamo dalla nota stampa, la manifestazione intendeva, in avanzata fase post-coloniale, esplorare una parte di quelle musiche del mondo che nell’epoca di Internet, dei social e, perché no, del vintagismo legato ai videogame degli ’80, vanno a formare una contemporanea macro-scena in continua espansione dove sud e nord, Oriente e Occidente, si combinano e ricombinano sotto un comune approccio di tecnologia povera e campionamento.

Delle nuove musiche del Sud Africa ci avevano raccontato qualcosa qualche anno fa i tipi di Warp con DJ Mujava, che aveva fatto da catalizzatore del – allora – nascente movimento UK Funky, e poi i londinesi LV, collettivo condiviso tra la Hyperdub di Kode9 e la Keysound di Dusk+Blackdown, che per l’album Sebenza aveva reclutato un gruppo di musicisti appartenenti a una delle scene locali. E il disco, partendo proprio dalle influenze kwaito, ovvero l’hip hop-house di Johannesburg (Okmalumkoolkat, Spoek Mathambo), aveva rappresentato uno dei momenti più evoluti dell’intero comparto UK Funky.

Sempre dal Sud Africa viene Richard Mthethwa, in arte Nozinja, che sempre sotto l’attento sguardo di Warp ci fa entrare nel mondo del Shangaan electro, ovvero una nuova inesplorata scena locale fatta di un mix di beat elettronici variegati e un po’ caotici, e campionamenti di melodie e strumenti tradizionali sudafricani, con l’aggiunta di smalti soul e qualche altro trick produttivo. Per questa via, l’altra tag che si spende facilmente è quella di afro-futurismo, tema a cui Kode 9, in particolare, ha dedicato molta attenzione fin dall’inizio della fondazione della sua label. Abbiamo avvistato sempre il boss di Hyperdub all’inizio del 2014 con Mumdance, Logos, Artwork e Faze Miyake in Cairo Calling, un progetto patrocinato dal British Council che intendeva creare nuovi ponti tra la musica mahraganat egiziana e la scena elettronica inglese. Il mahraganat, noto anche come electro-shaabi, è una versione up-tempo della folk music egiziana basato su strumenti tradizionali campionati e manipolati secondo bassi e ritmi urbani, un approccio non troppo differente dalla Shangaan electro di Mthethwa.

Ci troviamo dunque tra le mani una tracklist compatta e coerente, con qualche pezzo che “buca” (ottima Baby Do U Feel Me come anche Tskekeleke, ovvero come dovrebbe suonare un pezzo di Manu Chao nel 2015), ma in generale una scaletta troppo chiusa in uno streaming electro folk ultra lucidato elettronicamente (forse il logo del producer à la PcMusic non è disegnato per caso…) e spesso anfetaminizzato nei ritmi. L’effetto complessivo che fa – piaccia o no – è quello di DJ Spoko alle prese con una colonna sonora di un qualche vintage platform videogame o un disco di Omar Souleyman, nonostante la musica qui, dai riferimenti ai campionamenti utlizzati, sia assai distante da quella del siriano. Il pericolo semmai è quello di uno stucchevole effetto tappezzeria etno post-quello-che-vi-pare (Vomaseve Hina, Nyamsoro).

4 Giugno 2015
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