Recensioni

7.2

Vi abbiamo già ampiamente introdotto il talento di Oliver Coates ai tempi del suo precedente lavoro solistico di studio, quel Shelley’s on Zenn​-​La che inaugurava il rapporto con RVNG Intl. e si poneva come atipico omaggio alla prima cultura rave UK e al minimalismo, più interessante che pienamente entusiasmante in rapporto alle potenzialità del suo autore. Il violoncellista e producer inglese continua a muoversi tra musica contemporanea e sperimentazione, background post-classico ed elettronica influenzata dall’oscuro esponente ambient olandese Enno Velthuys.

Ultimato a Glasgow nel dicembre del 2019, skins n slime è stato auto-descritto come «un’anatomia caliginosa nascosta da una membrana drone-metal, che si nutre di distorsioni meccanizzate delle corde e prospera tra i suoi rifiuti armonici», in equilibrio tra lampi di melodie e anfratti rumoristi. Diciamo che stavolta abbiamo a che fare con un album più riuscito, più affascinante (e anche ben più cupo). Forse perché, molto semplicemente, si è trovato finalmente il sound giusto, affinato durante le performance dal vivo: gli strati di linee di violoncello sono filtrati da apparecchi digitali e se ne ottiene un risultato metallico eppure in qualche modo guizzante, trascendente. Archi e viscose trame sintetiche vanno a intrecciarsi lungo il corso degli undici brani: i primi cinque costituiscono la suite Caregiver, immaginifica e dissonante ma anche aliena, mentre gli ultimi sei si pongono come entità a sé stanti (menzione d’onore per Butoh Baby, mentre per dovere di cronaca Philomela Mutation è tratto dalla colonna sonora per il cortometraggio The Bird Game di Marianna Simnett, Reunification 2018 poggia in prevalenza sull’organo e la conclusiva Soaring X ospita Malibu alla spoken word).

Coates si è ispirato all’anarchitettura di Gordon Matta-Clark, basata sulla nozione di riempimento e di svuotamento dello spazio, e alla numerologia musicale dell’artista concettuale Hanne Darboven, ma è facile pensare tornando con i piedi per terra anche all’influenza delle esperienze intraprese in passato, dalla militanza in quella London Contemporary Orchestra che ha incrociato varie volte il suo cammino con i Radiohead di Thom Yorke e Jonny Greenwood alla collaborazione con Mica Levi, sia per la soundtrack di Under The Skin sia per l’uscita a doppia firma Remain Calm. Una sintesi di elementi che, metabolizzata, ha delineato una via personale alla composizione.

 

 

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