• set
    07
    2018

Album

RVNG Intl.

Add to Flipboard Magazine.

Terzo album da solista, dopo Towards The Blessed Islands e Upstepping, e primo pubblicato da RVNG Intl. (una fetta degli incassi sarà devoluta a un’organizzazione scozzese che si spende nel supportare quanti incappano nella sindrome di Down), Shelley’s on Zenn-La dovrebbe definitivamente lanciare Oliver Coates tra i nomi più validi nell’ambito della musica contemporanea e della sperimentazione. Lo abbiamo visto di recente aprire gli show europei di Thom Yorke, in esibizioni che sembravano in verità più ventagli di possibilità in divenire che non veri e propri concerti. E d’altronde il compositore inglese aveva già incrociato il suo cammino con i Radiohead, come membro della London Contemporary Orchestra coinvolta nell’ultimo lavoro dei cinque di Oxford, A Moon Shaped Pool. La lista delle collaborazioni che hanno contribuito a rendere importante il CV annovera anche un altro Radiohead in libera uscita, Jonny Greenwood, in occasione delle soundtrack per Paul Thomas Anderson, The Master e Phantom Thread, oppure artisti come Massive Attack e Actress. La partnership più vistosa, in termini di esiti artistici, è però quella con Mica Levi, sia per le straordinarie musiche di Under The Skin (con ogni probabilità la miglior pellicola sci-fi del decennio, di Jonathan Glazer) sia per l’uscita a doppia firma Remain Calm del 2016, nata da alcune improvvisazioni, per un quadretto di avant-ambient piovigginosa.

Come già avvenuto in Upstepping, qui il violoncello rimane un po’ indietro (eccolo, comunque, prendersi la scena in compagnia delle pelli in Cello Renoise, vagamente orientaleggiante come sa esserlo Four Tet, se non volgere lo sguardo alla classicità nella breve Prairie), a favore di trame decisamente elettroniche – per quanto la formazione accademica e la fascinazione per il dancefloor d’antan procedano talvolta con linee di basso parallele. Lo si può sentire in Charlev, testato proprio in sede live, un moderno raga post-Boards Of Canada. D’altronde, il tutto è stato addirittura concepito come un atipico omaggio alla prima cultura rave UK e al minimalismo. Non a caso, il criptico titolo Shelley’s on Zenn-La si rifà in parte alla discoteca Shelley’s Laserdome, nota a cavallo tra anni 80 e 90 nella città industriale di Stoke-on-Trent, e in parte a Zenn-La, il pianeta immaginario da cui proviene un noto personaggio della Marvel, Silver Surfer. Abbiamo a che fare con una galassia di suoni, insomma, al di là di ben precisi riferimenti spaziotemporali, che avrebbe senz’altro navigato con piacere un’anima affine come Arthur Russell (a inizio 2017 Coates ha peraltro contribuito, sempre nelle fila della London Contemporary Orchestra, all’esecuzione nel Regno Unito della sua opera orchestrale del 1983 Tower Of Meaning, ristampata nel 2016).

Oltre agli strumentali (gli scatti proto-IDM di Faraday Monument, l’atmosfera giallognola di Lime), in A Church – sorta di moderno spiritualismo – compare la voce filtrata, aliena o forse angelica, di chrysanthemum bear, mentre Malibu si dà al reading nella coda di Norrin Radd Dreaming. Si prosegue con sequenze di synth e droni acustici, con la partecipazione al flauto di Kathryn Williams nella conclusiva Perfect Apple With Silver Mark, a tratti non distante dal Clark più emotivo. Non a caso l’episodio più esteso e riuscito, assieme alla succitata Charlev. «Mi piace sentire come un tono sia arricchito da un altro tono che modula il primo, dando vita a set scintillanti di nuove armoniche».  Talento forse superiore rispetto alla portata di un disco più interessante che non propriamente originale, ma Coates lo ritroveremo spesso, presto. Basta restare sintonizzati.

4 Settembre 2018
Leggi tutto
Precedente
Blonde Redhead, dEUS, Einstürzende Neubauten – Settembre // Prato è Spettacolo – 1 settembre 2018
Successivo
Orson Welles – The Other Side of the Wind

album

recensione

recensione

Jonny Greenwood

Phantom Thread (Original Motion Picture Soundtrack)

artista

Altre notizie suggerite