• Gen
    26
    2018

Album

Woodworm

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Era il 2015 e Fabrizio Zampighi, riguardo a Qui e Ora di Paletti, osservava che l’album «non stravolge la “palettologia” vista finora, pur lavorando di sponda sul carattere più pop della poetica del musicista». Ascoltando Super, il terzo album in studio del cantautore bresciano, è facile notare una certa continuità proprio con il succitato lavoro precedente, specie per quanto concerne la sponda della poetica o, in senso più lato, degli intenti contenutistici.

Si parla ancora dell’essere umano declinato nelle sue molteplici sfaccettature, e il Socrates in copertina (non solo calciatore ma anche medico, attivista politico, padre, bohémien, cantante, filosofo e leader carismatico) ne è un perfetto simulacro. Stavolta tuttavia il focus è spostato quasi totalmente sulle relazioni amorose nel loro maturare e cambiare forma, specie quando rischiano di sgretolarsi sotto il peso dei dubbi, dell’abitudine e della gelosia. Se Lui lei l’altro, con il suo mood à la Max Gazzè, racconta dell’incapacità umana di confessare un tradimento, Capelli blu è un grido contro la gelosia tradotto in un sound sintetico molto vicino al Leo Pari di Spazio, e Chat ti amo fotografa la distanza social di molti amori odierni, il fine ultimo di Paletti è meno negativo e distruttivo di quanto sembri. A sciogliere questo nodo contribuiscono in maniera fondamentale i due pezzi migliori dell’album: A che serve l’amore, struggente e realistica galoppata tra War on drugs e Franco Battiato, dove la risposta a una domanda esistenziale custodisce già un glorioso desiderio di crescita, e Nonostante tutto, singolo radiofonicamente perfetto, che è una dichiarazione d’amore e di speranza verso l’amore stesso («onda dopo onda, la vita non ci affonda, il cuore batte anche in apnea»).

Se dunque il passaggio dalla Sugar a Woodworm ha portato uno spostamento su un versante ancor più elettronico, specie nell’utilizzo più massiccio e ragionato dei synth, Paletti non manca ancora una volta di rivitalizzare il proprio bagaglio di richiami al pop italiano d’autore, poco importa che sia del passato (Ivan Graziani, il Battisti di Don Giovanni) o del presente (TheGiornalisti, Ex-Otago). In definitiva, riallacciandoci all’affermazione citata in apertura, nemmeno Super mira a stravolgere, ma con buona probabilità non è ciò a cui mira Paletti. Super ci restituisce invece un artista sempre più producer e consapevole della propria idea di pop, e ciò si riflette nelle undici tracce, in termini di qualità. In un momento così concitato all’interno del pop italiano, così vittima della fretta e dell’effetto-clone, Paletti si configura come una rassicurante e solida conferma.

25 Gennaio 2018
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