Recensioni

Quattro anni sono un tempo di gestazione abituale per Paolo Zanardi. Tanti ne trascorsero tra l’opera seconda I barboni preferiscono Roma ed il successivo, ottimo Tutte le feste di domani. Altri quattro ed ecco Viaggio di ritorno, album che vede il cantautore pugliese – ma romano d’adozione – percorrere il lato più quietamente ombroso del suo codice espressivo. Come se nel mezzo del cammin della sua vita si fosse impigliato in una malinconia agra, il ghigno sprezzante lasciato covare sotto una contemplazione mesta e persino romantica delle macerie, con lo spettacolo della bellezza e della speranza che ingaggiano la lotta quotidiana per sopravvivere all’avanzata della sconfitta nelle sue molte, spietate, inarrestabili forme.
I testi sono frammenti di una letteratura del disarmo: “soltanto il perdente capisce la vittoria“, canta in Roulette russa, mentre nel bolero della title track ti avverte che “è l’ora di andare a morire in un letto qualunque“. Malgrado tutto, c’è voglia di fare canzone, di melodia che tenta di assolverti mentre ti racconta la fatica della dignità, la resistenza della meraviglia almeno come possibilità in un grigiore sempre più ostico e terminale. Lo capisci sin dall’iniziale C’è splendore in ogni cosa, tango da guitto col cuore morbido, senza voglia di edulcorare e col piglio strascicato di un Ciampi prestato alle nuances Morricone. Lo senti nel passo brusco disposto a struggersi di Piccola Marilyn, dove il Dalla dei margini cinematici incrocia l’abbandono indocile di Faust’O. Lo ribadisce lo swing di Per i tuoi piedi, con la tromba sordinata, l’organo caramelloso ed il canto che spiccia agilità zavorrata da blando cinismo.
In questa trama spicca come un intruso Ospedale militare (storia di un travestito) con la sua fibra funky wave incalzante e le strofe reggae, ma sotto la struttura accattivante il cuore batte pur sempre un ritmo nero, spicciando i tormenti di un’identità violata, emarginata, uccisa (“sanguino come tutti gli altri ma/non trovo la ferita“). Chiude i discorsi Ninna nanna, carillon che si aggrappa a una malinconia languida, quasi a dirti che ci si può arrendere alla bellezza, ci si può far trafiggere dalla speranza, ci si può far male fino a risorgere vivi.
A 47 anni, Zanardi è una delle migliori realtà cantautorali italiane, e sarà il caso di prenderne atto presto e il più diffusamente possibile.
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