Recensioni

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I Paranoid London sono gli ultimi di una stirpe di anarchici eroi underground britannici. A partire dal primo 12” We Make Acid a nome One Last Riot (2007) fino ai singoli Paris Dub 1 e Eating Glue (2012) che iniziano a far circolare il loro nome, la storia di Gerardo Delgado e Quinn Whalley si è sviluppata secondo ferree logiche carbonare: solo vinili in edizione limitata a 500 copie e niente promozioni, niente note stampa, niente social e niente streaming; magari qualche nota sul genere di riferimento, per i pochi negozi di dischi londinesi scelti per la distribuzione. I dischi vanno sold out, inizia il bagarinaggio su Discogs e, a coronamento delle politiche aziendali, alcune copie iniziano a costare sulle 100 sterline.

Quel che abbiamo per le mani è dunque una ri-edizione dell’album omonimo del 2014 nonché la prima versione digitale di un duo che arrivato a questo punto ha ben pensato di infrangere qualche regola e aprirsi alla promozione e distribuzione online. Paranoid London affonda le sue radici in una maniacale attitudine retrò tipica degli UK degli anni ’10, che intende riscoprire la forza dell’analogico applicato a due dei generi che più sono stati in grado di esaltarne le vibrazioni, l’acid e l’electro, il tutto con un taglio punk, come se gli Sleaford Mods avessero avuto l’Hacienda come punto di riferimento, invece dei Fall o dei PIL.

Dunque troviamo l’electro dei primi Tiga e Perc (300 Hangovers A Year) e l’acid di tradizione AFX, Luke Vibert, Squarepusher (Machines Our Coming), con qualche tocco dub (Paris Dub 3) e soul (Paris Dub 1), il tutto suonato con un profluvio di Roland (Eating Glue) e vocalizzi filtrati, distorti e a tratti demenziali (Line Up Meltdown, accompagnata da un bizzarro videoclip). Un rimando continuo alla tradizione elettronica britannica e a storiche etichette come Trax e Dance Mania, ma con un taglio fieramente techno.

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