Recensioni
Peder Mannerfelt
Peder Mannerfelt
Controlling Body
Transmissions From A Drainpipe
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Andrea Mi
- 9 Gennaio 2017


Peder Mannerfelt è uno di quei musicisti, dotati di multiple anime artistiche, che cercano oggi nuove declinazioni alla teoria degli eteronimi di Fernando Pessoa. A volte queste anime paiono collidere, definendo paesaggi sonici fortemente contrastanti, altre volte sembrano convergere dentro quadri sonori organici e dotati di solida coerenza. A queste identità multiple corrisponde un’attività produttiva e discografica altrettanto sfaccettata. Devono aver avuto un bel da fare i rigorosi compilatori di Discogs nel rintracciare le diramazioni dei tanti progetti autoriali e collaborativi dello sperimentatore svedese. Peder Mannerfelt, infatti, ha prodotto techno deviata sotto lo pseudonimo The Subliminal Kid, collaborato con musicisti come Fever Ray, Blonde Redhead, Massive Attack, Lykke Li e Bat for Lashes, realizzato tre album come metà dei cosmici Roll The Dice e, dal 2013, ha intrapreso un percorso solista con uscite su We Can Elude Control e Stockholm Ltd. È datato 2014, invece, il lancio della Peder Mannerfelt Produktion, etichetta personale pensata per le produzioni più radicali e per il lancio di artisti emergenti come Klara Lewis e Black Holes.
A giudicare dalle ultime uscite discografiche potremmo immaginare un ideale punto di intersezione delle varie traiettorie sino a qui descritte in un’area estetica dalle parti del rave-revival e in un ambito filosofico neo-cyberpunk. Il suo primo album, Lines Describing Circles, brillava per uno speciale astrattismo contemplativo, quasi una riduzione ai minimi termini e in chiave concettuale delle oscurità elettroniche di The Subliminal Kid. Il secondo, Controlling Body, acclamato come una delle migliori release del 2016 da testate come The Wire, The Quietus e Fact Magazine, sembra compattare le tensioni liriche di Mannerfelt dentro una cornice allucinata e oscura, ossessiva nella ripetizione dei pattern ritmici quanto evocativa nella ricerca di un’epica elettronica. In questo lavoro l’artista introduce il delicato e attuale tema del controllo, usando la manipolazione della voce della cantautrice americana Glasser (artista per cui aveva prodotto diverse tracce dell’album di debutto) come metafora di quel complesso e invisibile sistema di tracciatura dei nostri movimenti (reali o virtuali che siano) che precede la generazione del nostro immaginario desiderante da parte di un algoritmi ben progettato per venderci qualcosa. Ma le possibilità combinatorie sperimentate in questo lavoro hanno anche il più semplice scopo di farci riflettere sul potere comunicativo della voce umana, nelle sue forme più basiche quanto in quelle più elaborate, attraverso una continua ri-processazione che preleva le fonti da universi techno, electro, dub e pop per ricontestualizzarle dentro labili perimetri sperimentali e surreali. Building of the Mountain sembra la versione elettro-acustica di un inno acid; Her Move vira verso ambienti techno-step mentre BZ Reaction ci fionda dentro una straniante dancehall d’inizio millennio e Coast to Coast ci lascia in desertiche e spettrali lande dub.
L’EP Transmissions From A Drainpipe, uscito a fine novembre 2016 sulla sua label personale, sembra la continuazione naturale del Hinge Finger EP nell’uso delle basse frequenze come dei cori cyborg. Dal punto di vista concettuale, il lavoro allarga la riflessione a molte questioni legate all’etica e alla deontologia della comunicazione digitale, con brani come Public Images e Blog Kept A Growing che, musicalmente, suonano come esperimenti da laboratorio sul cadavere squisito dell’hardcore rave di metà anni 90, riportando alla memoria la sampledelia ossessiva di quegli anni e un’estetica che torna, oggi, più attuale che mai. A volte queste referenze si liquefanno in distese ambientali amorfe, altre sembrano giocare con le geometrie rigorose da dancefloor. Le strutture ritmiche informali alle quali il producer di Stoccolma ci ha abituati virano spesso, in questo lavoro, verso territori ambient, come accade in Joan @ The Rave, per assecondare intuizioni contemplative. L’isolazionismo dei Can, le tessiture paesaggistiche dei Pan Sonic e il glitch matematico di casa Raster-Noton, assieme a vaghi sentori dark industrial e dub techno, sono tutte immagini sonore che tornano alla memoria mentre si ascoltano le ultime produzioni di Peder Mannerfelt, accompagnate da titoli ambigui che sembrano voler suscitare la riflessione su più piani. È proprio questa implicita verticalizzazione a caratterizza maggiormente la ricerca dell’artista svedese, tanto che in cima alle sue lucidissime costruzioni sonore si è presi da una elettrizzante vertigine.
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