Recensioni

6.8

Alistair – Ali – Wells è attivo da un decennio, sia a suo nome, sia sotto una terna di mentite spoglie tra le quali la preferita è sempre stata Perc, iconica tag che dà nome anche alla sua label, quest’ultima una realtà che da altrettanto tempo porta avanti un’idea di techno attenta alla contemporaneità ma saldamente ancorata alle radici tanto detroitiane quanto berlinesi e birminghamiane.

Le origini dell’etichetta s’incastrano nei molteplici filoni dance dei primi Duemila, vedi la prima ondata electro della decade  (Perc in Ice Cream For Kenton o Splachy, Avus con Fancy Arse), indie dance (Good Livin in Feels So Good), pieghe 8bit (Marc Ashken – Bus Driver, Stian Klo ‎in Timanfaya) e code lunghe electroclash (Paul Lancaster – Many Paths mel remix di Spartak ovvero Perc). Non stupisce che il sound Perc tutto, seguendo il serprentone electronico del cambio decade – caratterizzato da un taglio più “dark rock” e legami stretti con certo industrial, ebm e compagnia, vedi la produzione coeva di Turbo e Dim Mak ma anche un EP chiave come Stalefish di Material Object – abbia successivamente abbracciato il lato più contaminato, sperimentale, deragliato – e via via sempre più off – di label come Hospital, L.I.E.S., Avian, Blackest Ever Black, Mira e naturalmente Downwards.

Nel 2010, Perc remix come Ode to the Elders di Kyle Geiger e narrative post punk come quelle di Westerleigh Works EP di Ekoplekz aprono e anticipano un interessante campo d’analisi che l’esordio lungo Wicker & Steel del 2011 sintetizza in una coerente visione d’insieme. The Quietus e il Guardian si esaltano ma, a parte un buon pezzo da accaieria pesante come Jmurph, non c’è da gridare al miracolo ascoltando le visioni spettrali su tappeti alla 909 di You Saw Me o i tunnel à la Berghain di Gonkle. Niente perlomeno che scomodi i signori della Ostgut Ton. Tre anni più tardi, mentre i suoi pupilli sganciano le bombe, Wells pubblica prima un EP con niente di meno che gli Einstürzende Neubauten, ovvero Interpretations (di fatto un re-work del loro Kollaps), poi un album che esplora varie direzioni tra drum machine sempre più in preset (come da diktat attuali) e i ganci più disparati tra industrial, ebm e un bel po’ di post punk (vedi il feat di Nik Colk Void di quei Factory Floor che già remixarono gente del catalogo Perc e Dan Chandler dei Dethscalator). Ancora niente scossoni veri, tanto che dietro alle rasoiate di Rotting Sound ( e richiami a certi Nine Inch Nails), alla produzione stripped down e ai tentativi narrativi (A Living End), c’è un album tanto funzionale alla promozione della Perc Trax e della sua leadership ma non del tutto riuscito nel rendere attuali i discorsi 80s e portarli su un nuovo livello.

Beninteso, basta ascoltare Galloper, in frastaglio ritmico e oculate intermittenze, per comprendere che non stiamo parliamo dell’ultimo arrivato ma, in definitiva, The Power & The Glory è più uno specchio per le allodole, una buona operazione di marketing, che non un lavoro di sostanza. Ben venga se servirà a far scoprire Mondkopf ‎con il militaresco The Nicest Way, i Forward Strategy Group (che con The New Formal hanno goduto anche dal supporto di Untold) e altre chicche targate Perc Trax, compresi alcuni EP di Perc stesso.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette