• Mar
    31
    2017

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Sacred Bones

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Mai scontata o banale, spesso se non sempre supportata da tesi concettuali forti seppur sempre discutibili, ogni uscita di Margaret Chardiet con la sigla Pharmakon è in grado di attirare attenzioni sempre crescenti. Quelle stesse attenzioni conquistate anche con infuocate e debordanti esibizioni live che l’hanno portata a ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante negli ambienti industrial e post-industrial.

Questo Contact non sfugge alla regola dei precedenti Abandon e Bestial Burden, allungando lo sguardo sul corpo come confine da superare tramite l’utilizzo della trance, ovvero del lavorio sulla mente finalizzato al trascendere la fisicità dei nostri corpi. Secondo questa chiave di lettura, Contact si va a configurare come la terza sezione concettuale di un percorso molto più ampio rappresentato da tutti e tre i dischi finora pubblicati con questa sigla, avendo a che fare, rispettivamente, con il controllo psichico e la sua perdita, il distacco e la scissione tra mente e corpo in determinate situazioni di stress e, infine, il corpo come barriera superabile attraverso la perdita di coscienza. Perdita di coscienza sub specie trance, dunque, che è ciò che Pharmakon ha tentato di investigare nelle uscite live, eliminando la barriera “fisica” tra artista e audience, in un continuo scambio di energie tra dentro e fuori, tra io e noi, tra mente e corpo, e che qui replica con una pulizia sonora maggiore rispetto al solito – l’uso di uno studio professionale è la novità in sede di registrazione – e con una efferatezza tale, limitrofa all’harsh-noise, da spaventare anche orecchie abituate a certi trattamenti.

In soldoni, noise a go-go e performance vocale di primo livello, con la voce fatta strumento disorientante e travisato che accentra e devasta questo percorso in sei tracce e quattro “stadi” – quelli relativi a preparazione, trance, climax e risoluzione, stando alle dichiarazione della stessa – che sono una sorta di “visceral display of power” per il superamento della condizione carnale umana e la liberazione delle forze psichiche. Riflessioni scomode (seppur memori di riflessioni derridiane) adagiate su fondali sonori putrescenti tanto quanto le, al solito, disturbanti immagini di copertina, che più di mille parole riassumono i concetti di Pharmakon. Curare attraverso il dolore? Lo stai facendo bene.

31 Marzo 2017
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