Recensioni

7.2

Il titolo del disco (Ti Amo), un videoclip mimeticamente 80s girato a Cattolica (Goodbye Soleil), quel frammento di Fior di Latte contenuto nello spot della Coppola e il singolo apripista J-Boy che lo ha anticipato, parlavano già chiaro: i Phoenix, immergendosi mani e piedi nei segni e nei sogni di una danzereccia Italia novecentesca il cui sipario è abbondantemente calato sulle nostre teste, potevano aver trovato la quadra per una qualche sorta di seconda (o terza) giovinezza. Sensazione che più che arrivare dai rosari di nomi indicati come influenze del disco nelle interviste dal marito della citata regista, Thomas Mars, arriva ad ascolto concluso dell’ennesimo album di retromania dance pop che – sorpresa – possiede i giusti scarti per conquistare e non soltanto piacersi.

Lo fa facendosi lanciare come un disco di Seymandi, proponendoci un distillato di balnearici anni ’80 che nella realtà, così come ce li dipingono loro, non ci sono mai davvero stati. Lontano dalla versione Stadium Arcadium che è stato il precedente Bankrupt! ed assimilabile a tante produzioni dreamwave e glo-fi dieci anni dopo – un nome? Neon Indian naturalmente – il disco sembra fare da colonna sonora alle riprese nella discoteca di quel famigerato episodio di Black Mirror sugli 80s, eppure questi arrangiamenti rotondissimi, che ricordano a più riprese quelli che i cugini Daft Punk apparecchiavano per la voce di Casablancas nel loro Random Access Memories, conquistano anche sulla lunga distanza grazie ad un assuefacente corteggiamento indirizzato all’ascoltatore. Anche quando, in chiusura, arriva il momento dell’unico brano cantato (un po’) in italiano del lotto, Telefono (quello con la conversazione tra Mars e l’amante losangelina a proposito di un viaggio romano), la sensazione è quella di un disco seduttivo – come lo sono (stati) quelli degli AIR giovanili – che non vuole farsi prendere. Finita l’estate (e l’incanto), finirà anche lui (in attesa di una sua rinascita).

Sempre giocando con i titoli, Ti Amo altro non è se non un mirato accesso a una memoria, memoria senz’altro super volatile, sovraccarica di elettricità statica e di nostalgie per un’Italia attraversata da frivole dolcezze tutte francesi, un’isola felice che si opponga ai tempi bui che la Francia (e l’Europa tutta) sta attraversando (e sono le parole della band). Non ci sentirete né Sanremo, né Battisti, né tantomeno il Battiato nazionale, perché queste canzoni sono innamorate di un nulla italico che per il pop dal cuore di panna della formazione è pura ispirazione, nuova (eterna) giovinezza e sublime autogol assieme. I Phoenix scalano dunque la marcia su un elettro pop tutto zuccheri, nostalgico per definizione e condotto con tocco da consumati entertainer, che dice no all’oppio del facile citazionismo giocando con l’ombra bohémien della propria decadenza. Se l’arrangiamento è il cono, la melodia è il gelato, mentre le scaglie di cioccolato sono la dance di un disco che gira su se stesso corteggiando l’ascoltatore con arrangiamenti più (synth)dance di quanto ci aspettassimo. E poi, come tacerlo, i colori e il sole sullo sfondo della tracklist (una canzone su tutte, Fleur De Lys) vanno di naturale convergenza con gli ultimi Tame Impala, band sicuramente osservata da vicino dai Nostri senza che Mr. Thomas Mars si sia fatto imbrigliare dalla sovraproduzione o dal multistrato arrangiativo che va oggi per la maggiore.

Qui c’è un’estate infinita, e un brano come Goodbye Soleil è l’epitome di tutto ciò. Ti Amo è dunque una risposta euro-synth al più classico dei dischi dei Real Estate. O l’equivalente musicale di un interno italiano d’antan ripreso da Wes Anderson. C’è differenza tra il citare e il farsi ispirare. Riuscire a confezionare un disco partendo da quest’ultimi presupposti significa aver di base ancora qualcosa da dire e aver avuto soltanto bisogno di nuove suggestioni per dirlo ancora una volta, al riparo dalla stanchezza creativa e dal puro mestiere che viene dagli anni di esperienza.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette