Recensioni

6.5

Le Pins sono tornate più ambiziose che mai. Per la realizzazione del loro nuovo disco, infatti, si sono assicurate la presenza di Dave Catching (QOTSA, Eagles of Death Metal) ed Hayden Scott. Il secondo lavoro delle quattro ragazze di Manchester mette alle spalle l’atmosfera scura del disco d’esordio (Girls Like Us, 2013), per far leva sulla vena dream-pop della band. La maturità ha di certo giocato un ruolo fondamentale per il cambiamento delle Pins; questo concetto viene ribadito non solo dal perfezionamento del sound, ma anche dai testi.

Se la title-track di Girls Like Us ostentava l’orgoglio di sentirsi diverse senza capire bene rispetto a chi o a cosa, il primo singolo estratto da Wild Nights, ovvero Young Girls, è una riflessione sulla realizzazione dei propri sogni, un misto di determinazione e frustrazione. La voce di Faith Holgate rimane in bilico tra echi di siouxsiana memoria e la grinta di Dee Dee delle Dum Dum Girls. Quello che rende però accattivanti le Pins è la loro origine, echi della migliore Madchester sono sparsi un po’ su tutta la tracklist di Wild Nights, dal basso vorticoso di Curse These Dreams alle parti strumentali di Got It Bad. Baby Bhangs mette a nudo la capacità più apprezzabile delle Pins, quella di riuscire ad azzerare le distanze tra il post-punk di casa e le contaminazioni del deserto di Joshua Tree, in una sintesi semplice ed efficace. Così un inizio di stampo Jesus & Mary Chain sfocia in un inciso che fa pensare ad alcuni passaggi di Humbug degli Arctic Monkeys prodotto da Josh Homme.

La formula delle Pins è funzionale nei momenti più crepuscolari (la struggente ballata Everyone Says) così come quelli più scanzonati (If Only). Molly è un brano dei Crocodiles rallentato e asciugato da quella sporcizia nel missaggio che è il loro marchio di fabbrica – non sarà un caso che la band di Brandon Welchez abbia scelto proprio le Pins per l’apertura dei concerti europei dell’imminente tour. Wild Nights è un disco godibile, eterogeneo nel suo mescolare le carte tra influenze passate e presenti, e coerente con il credo delle band al femminile di stampo post-punk. Un passo in avanti rispetto all’esordio e verso la presa di coscienza della propria cifra stilistica. Il quartetto inglese riesce nell’intento di azzerare le distanze delle proprie influenze in una sintesi in cui la grigia Manchester e le atmosfere rarefatte di parte della Palm Desert Scene convivono in brani dallo stampo dream-pop.

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