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6.2

Imboccata da qualche tempo la carriera di one-man band all’interno dell’eclettico contesto della città di Seattle, il cantautore Garrett von der Spek, originario di Durban ma attualmente residente a Los Angeles, ha scelto di convogliare i propri esperimenti – guidati essenzialmente da drum machine, chitarra dall’attitudine punk e voce piena di sentimento, nonché testi dalle forti capacità comunicative – nel suo progetto musicale Prism Tats. L’incontro con Chris Woodhouse (già produttore di !!! e Ty Segall, giusto per citarne due), avvenuto poco dopo il trasferimento di Garrett nella città californiana, ha fatto sì che venisse fuori un esordio omonimo curato minuziosamente nel suo ben concepito minimalismo, e decisamente ironico nei confronti della realtà circostante.

Continuamente immerso in atmosfere lo fi e dal sound prettamente americano – specialmente Death Or Fame, la quale, falsetto e clap a parte, potrebbe ricordare a tratti gli Interpol e al contempo The Black Keys di El CaminoPrism Tats è la forma con cui l’artista sudafricano, da singolo individuo, riesce a esternare i suoi pensieri sulla vanità e sulla vuotezza di Los Angeles (e probabilmente degli States in generale), rendendo partecipe l’audience grazie a motivi orecchiabili che nei casi più estremi spingono al moto muscolare. Il singolo di punta Never Been Shy è forse il brano in cui la mistura caratterizzante il progetto assume la migliore delle forme, con la voce riverberata, la drum machine che va dritta al punto e i dolci tintinnii di chitarra che rendono il tutto maggiormente armonioso. La strumentazione di von der Spek del resto non si discosta molto da quella usata fino a poco tempo fa nei suoi show di Seattle: si aggiungono di tanto in tanto guizzi elettronici e sintetizzatori (che spesso suppliscono alla mancanza di un basso vero e proprio), non abbastanza deboli da dimenticarsi di lasciare un’impronta secca sulla natura grezza del garage rock.

Pacifist Masochist, posta all’inizio dell’album, accentua la decisa schiettezza dell’artista, soprattutto quando declama parole come «I don’t want to make art, I want to make money»; questa attitudine dal PH acido si ripresenta in gran parte dei pezzi (ad esempio Make The Most Of The Weekend Excess), delineando la completa familiarità che ormai Garrett possiede nei confronti della sua ultima casa nel Nuovo Continente. Prism Tats è dunque un’interessante e maliziosa prova di coraggio, per un musicista con esperienza che si trova al debutto discografico. Sicuramente da saggiare.

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