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Deve esserci qualcosa nell’aria di Los Angeles che fa sì che la città sia oggi un luogo particolarmente fertile per ciò che sta emergendo dal sottosuolo dark-elettronico-post industriale contemporaneo degli anni Dieci. Recuperando quanto di meglio è stato fatto in ambito elettro, EBM, ma non solo, artisti come Silent Servant, Youth Code e High-Functioning Flesh (ri)animano in maniera originale una realtà elettronica “alternativa” molto viva e stimolante, raccogliendo consensi trasversali di pubblico e di critica. Sicuramente un altro nome da aggiungere alla lista è quello dei Pure Ground, duo originario di Detroit, ma migrato presto nella città degli angeli.

Progetto d’impronta elettro-minimal wave formato da Greh Holger e Jesse Short, i Pure Ground rileggono oggi, a modo loro, quanto fatto negli anni Ottanta da gruppi come Cabaret Voltaire (quelli del periodo di The Crackdown) e The Klinik (primissimi lavori), unendo ad una passione per attrezzature analogiche, batterie elettroniche e sintetizzatori vari, una spiccata attitudine low-fi.

Il loro primo lavoro su lunga distanza è stato molto bene accolto dagli appassionati di certe sonorità, e ne è seguito un tour che ha toccato le principali città europee. Senza alcun dubbio Standard Of Living (uscito in CD per la celebre label berlinese Sleepless Records e in vinile per Avast!) è un disco secco, ben strutturato e con le idee ben chiare, sopratutto per essere un lavoro d’esordio. Certo, il duo aveva già realizzato due EP in cassetta, due singoli in vinile e una “VHS” in edizione limitata, ma Standard Of Living si può considerare tranquillamente sia la summa di quanto fatto sinora, sia un nuovo punto di (ri)partenza per conquistare un pubblico più vasto.

Giocando su un innegabile fascino retro-futuristico, il duo si muove tra colonne sonore di film horror, fantasmi distopici e simulacri EBM. È una sorta di “ritorno al futuro” minimalista con brani particolarmente riusciti, come l’elettro-thriller alla The Klinik rappresentato dal brano di apertura Second Skin e l’altrettanto efficace War In Every House, che mostra più di un debito verso sonorità alla Cabret Voltaire. Il pensiero va ovviamente anche ai Front 242 di Geography, il cui spirito guida sembra aleggiare un po’ su tutto il disco per poi farsi particolarmente evidente in un brano di pura e schietta body music old school come Poison.

Un lavoro valido, con tre o quattro brani molto efficaci, che di certo non scontenterà i fans duri e puri del genere, ma cui forse difetta un po’ il coraggio di osare e una certa dose di carisma, elementi necessari soprattutto in un ambito musicale così legato al corpo e alla fisicità. In ogni caso, se avete apprezzato il disco dei Wrangler (progetto elettro-minimal di Ben Edwards, Phill Winter e Stephen Mallinder) uscito l’anno scorso, apprezzerete senz’altro anche questo nuovo Standard Of Living ad opera dei Pure Ground.

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